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Giacomo Leopardi - "Zibaldone. The Notebooks of Leopardi"

[ a cura di M. Caesar e F. D’Intino, Penguin, London 2013 ]

Dopo più di dieci anni di lavoro, nell’estate 2013 è finalmente uscita la prima edizione completa in inglese dello Zibaldone di Giacomo Leopardi, pubblicata da Penguin Books nel Regno Unito (con il sottotitolo The Notebooks of Leopardi), e da Farrar Straus e Giroux negli Stati Uniti. I direttori dell’immane opera Michael Caesar e Franco D’Intino hanno gestito ed integrato il lavoro di ben sette traduttori. La nuova pubblicazione affianca la «definitiva» traduzione dei Canti di Jonathan Galassi, uscita nel 2011 e già campione di vendita negli Stati Uniti, che ha reso Leopardi importante per i poeti anglofoni quanto «Baudelaire e Rilke» (così Peter Campion sul «New York Times» il 17 dicembre 2010). La traduzione inglese dello Zibaldone è una vera e propria edizione, minuziosamente commentata; i richiami non intrecciano le pagine solo con il macrotesto leopardiano, né esclusivamente con opere conosciute da Leopardi, ma creano collegamenti anche con altri mondi del romanticismo europeo, in buona parte a Leopardi ignoti: per esempio, a pagina 1650 dello Zibaldone, sul rapporto fra immaginazione e filosofia, gli editori rimandano ad un passo analogo della Biographia literaria di Coleridge. Inoltre, i curatori hanno svolto un intenso lavoro di scavo sul testo, isolando una grande quantità di citazioni in brani dove Leopardi non aveva provveduto a segnare le virgolette. Così il diario leopardiano, un documento in cui l’atto della lettura e l’atto della scrittura sono particolarmente vicini, mostra il suo volto nascosto di prontuario, di biblioteca portatile. L’opera porta poi una rilevante novità per i lettori dello Zibaldone: una rete di richiami interni, che si affianca a quella già approntata da Leopardi («vedi la pagina ... di questi pensieri...»), rende lo Zibaldone inglese uno strumento navigabile. Nell’edizione in ebook, poi, i richiami cliccabili rendono percorribili le strade alineari dei pensieri leopardiani. La nozione di ipertesto è stata usata di recente come strumento ermeneutico per lo studio dello Zibaldone (è dello stesso 2013 Lo Zibaldone come ipertesto, a cura di Maria de Las Nieves Muñiz); e l’edizione digitale dell’opera edita da Zanichelli (a cura di Fiorenza Ceragioli e Monica Ballerini) nel 2010 era già un utile strumento di navigazione del testo mediante stringhe di ricerca, combinabile con l’esplorazione del manoscritto riprodotto in formato immagine. L’edizione inglese in ebook ha completato il quadro, rendendo completamente ipertestuale il «manuscript found in a bottle» leopardiano (così lo definisce D’Intino, p. 6). Un vero e proprio viatico per il lettore inglese all’universo leopardiano, la densa, importante introduzione al volume presenta un Leopardi completamente e pienamente filosofo; pone soprattutto l’accento sulle convergenze del pensiero leopardiano con quello di due grandi del pensiero europeo ben noti al pubblico anglosassone: Rousseau e Vico, «two “dilettantes”, just like him, both historians of humanity» (p. 55). L’opera apre immensi spazi per l’interpretazione: «ora i lettori anglofoni possono scoprire da soli perché, negli annali della storia intellettuale, lo Zibaldone di pensieri [...] è importante quanto i Notebooks di Coleridge, i Journals di Emerson, i Diari di Kierkegaard, e le note postume di Nietzche», ha scritto Robert Harrison sul «Financial Times», ponendo il diario leopardiano in un canone in buona parte inedito di pensatori. Inoltre, l’aumento vertiginoso del pubblico potenziale – lo Zibaldone inglese potrà essere letto in tutto il Commonwealth – da sé determina nuovi intrecci. Per esempio, durante la presentazione dello Zibaldone a Nuova Delhi, Raffaele Torella ha posto in luce le convergenze tra la filosofia leopardiana e quella shivaita kasmira (la notizia in http://www.leopardi.it/news.php?k=560). Non sarà dunque un’esagerazione immaginare, come ideali continuatori dei dialoghi delle operette, un “Dialogo fra Leopardi e Coleridge” sull’illusione drammatica, o un “Dialogofra Leopardi e Shiva” sul rapporto uomo-natura, e così via. Una nuova stagione degli studi leopardiani si è aperta.

allegoria74

«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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