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"Storia dell’italiano scritto. I. Poesia"

[ a cura di G. Antonelli, M. Motolese e L. Tomasin, Carocci, Roma 2014 ]

È dedicato alla Poesia il primo dei tre volumi della Storia dell’italiano scritto (gli altri due sono dedicati alla Prosa letteraria e all’Italiano dell’uso): si tratta di una nuova storia della lingua italiana a più voci, condotta attraverso i generi, ovvero gli «istituti letterari» e i «fatti formali» dei vari tipi di testi. Come spiegano nell’Introduzione i curatori dell’opera, Giuseppe Antonelli, Matteo Motolese e Lorenzo Tomasin, questo taglio – di ricerca e insieme di sintesi, a beneficio anche di chi si accosti alla materia – non è antitetico, ma semmai complementare alle più tradizionali impostazioni di ordine cronologico o tematico. Di fatto, i vari criteri si intersecano fruttuosamente, come emerge a partire dal primo saggio del volume, sulla Lirica, poesia per eccellenza. Qui Luca Serianni riprende in modo sapiente questioni e cronologia classiche (tradizione testuale, poesia siciliana e veste toscanizzata, Petrarca e petrarchismo, codificazione di Bembo, poetesse del Cinquecento, barocco, classicismo eccetera), analizzando temi e lessico. Per citare qualche esempio “lieve”, Serianni ripercorre la semantica del bacio dal Duecento e l’uso dell’aggettivo dolce fino a Tasso, ricorda come le parole denti e unghie nel paradigma petrarchesco non siano mai presenti in senso proprio, ma solo in metafore, e come il naso femminile smetta di essere un tabù per i poeti del Quattrocento.

Carlo Enrico Roggia si occupa invece della Poesia narrativa, cioè di testi narrativi in versi, evidenziandone con perizia tratti quali l’inclusività semantica e quindi linguistica, dovuta alla gamma di cose narrate o descritte, l’apertura mimetica al parlato e la conseguente plurivocità, gli elementi temporali, i modelli classici e i modi in cui la narrazione si lega ai vari metri, terzine, ottave o endecasillabi sciolti, in un percorso che parte dalla Commedia, si sofferma sui poemi cavallereschi quattro-cinquecenteschi, per giungere a Poemi e Poemetti di Pascoli.

A chiusura del volume, Sergio Bozzola analizza con acribia La crisi della lingua poetica tradizionale tra Otto e Novecento, secondo una griglia di tratti come spostamenti d’accento, ordine delle parole, novità lessicali, metafore. Infine, Paolo Zublena riflette in un saggio molto bello sulle direzioni prese dai poeti novecenteschi e contemporanei, mutuando il titolo Dopo la lirica da una nota antologia di Enrico Testa.

Il volume comprende inoltre un denso contributo di Rosa Casapullo sulla Poesia didattico-morale e religiosa, che va dalla poesia allegorico-didattica del Duecento alla poesia religiosa di Mario Luzi e si collega all’altrettanto articolato discorso sulla Poesia didascalica, in cui Matteo Motolese spiega appunto che se la poesia dottrinale del Medio Evo è preferibilmente etichettata come didattica, viene detta didascalica quella successiva, dai poemi cinquecenteschi (Le Api di Rucellai o La coltivazione dell’Alamanni) in avanti.

Molto apprezzabile il capitolo sulla Poesia per musica di Fabio Rossi, ricco di esempi, dall’Aminta, “favola boschereccia” del Tasso e progenitrice del teatro per musica, ai libretti metastasiani, all’opera buffa tra XVIII e XIX secolo, al melodramma di fine Otto, inizi Novecento. Rossi riesce a richiamare in efficace sintesi il repertorio del caso con interiezioni, allocuzioni, possessivi, vezzeggiativi, espressioni idiomatiche o diventate tali, cuori (o piuttosto cor) e idoli da un lato, barbari o perfidi dall’altro, contrasti “tra gelo e fuoco” e così via, accennando infine alla canzone, sanremese o d’autore.

Non meno documentati e pregevoli sono gli altri saggi, che per ragioni di spazio posso solo menzionare: Poesia comico-realistica di Michelangelo Zaccarello, Poesia popolare di Giuseppe Polimeni e Teatro in versi: commedia e tragedia di Tobia Zanon.

Il volume è collegato agli altri due della Storia dell’italiano scritto da un Indice delle cose notevoli, a cura di Marcello Ravesi, cui si deve anche un Indice di nomi e opere, relativo invece al solo volume sulla Poesia.

allegoria74

«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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