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Francesco Capello - "Città specchio. Soggettività e spazio urbano in Palazzeschi, Govoni e Boine"

[ Franco Angeli, Milano 2013 ]

In Città specchio Capello raccoglie tre saggi sulla letteratura italiana del primo Novecento. Lo scopo è offrire una nuova interpretazione dell’opera letteraria di tre fra gli autori più importanti delle avanguardie storiche, fra crepuscolarismo, futurismo e vocianesimo. Per questo Capello sceglie di considerare solo quanto pubblicato da Aldo Palazzeschi (1885-1974) e Corrado Govoni (1884-1965) nella fase crepuscolare e futurista, che copre i primi due decenni del Novecento. La stessa scelta non è necessaria nel caso dell’autore legato alla rivista «La Voce»: Giovanni Boine (1887-1917) muore giovane e la sua attività di scrittore è circoscritta al periodo delle avanguardie storiche.

I tre saggi di Città specchio appartengono a un genere ibrido, dove la critica letteraria si combina con la psicoanalisi. Se la metodologia interpretativa adottata nei saggi è l’analisi interna dei testi, gli strumenti interpretativi usati in queste analisi testuali sono i concetti e la teoria del funzionamento psichico elaborati dalla tradizione psicoanalitica britannica, da Melanie Klein a Wilfred Bion. E questo è il primo elemento di novità del libro. La tradizione psicoanalitica britannica non ha infatti avuto un’influenza significativa sulla critica e sulla teoria letterarie italiane, che sono rimaste legate alla tradizione freudiana.

Ed è proprio l’adozione di un diverso paradigma psicoanalitico a permettere a Capello di offrire un’interpretazione nuova di Palazzeschi, Govoni e Boine, suggerendo così anche una nuova immagine delle avanguardie storiche e del rapporto fra letteratura e vita psichica. Secondo lo schema interpretativo freudiano, nei testi di Palazzeschi, Govoni e Boine si esprimono le pulsioni distruttive di una generazione edipica – quella delle avanguardie – che rifiuta la socialità e la civiltà dei padri; la loro letteratura è una formazione di compromesso che rende possibile il ritorno del rimosso, dando forma a conflitti e pulsioni che la società e gli individui non possono riconoscere o accettare. Seguendo la tradizione psicoanalitica britannica, Capello pensa invece che letteratura sia una forma di fantasia. La letteratura è una delle forme in cui gli autori rielaborano il rapporto ambivalente che lega e insieme separa il soggetto e il mondo, il sé e l’altro, l’individuo e la società – il cui modello inconscio è il rapporto del bambino con la madre.

E già con il titolo Città specchio – un’espressione tratta da Govoni – Capello indica la figura in cui questo nucleo tematico e psicologico prende forma nei testi che analizza. Secondo Capello, nei testi di Palazzeschi, Govoni e Boine la città è lo specchio del sé come campo di relazioni con l’altro. È nello spazio urbano infatti che hanno luogo e si riflettono i processi di individuazione e di socializzazione del soggetto, che la psicoanalisi relazionale britannica pensa come complementari. Come Capello mostra chiaramente, nei testi di Palazzeschi, Govoni e Boine la costituzione del sé attraverso la scrittura rimane un processo problematico e incompleto, se non addirittura fallimentare. Ciò che conta di più però è che per Capello a motivare la scrittura letteraria di questi tre autori sia sempre il tentativo di immaginare e rielaborare il proprio essere al mondo. E la messa in luce della motivazione costruttiva della scrittura delle avanguardie storiche è il secondo elemento di novità del libro.

Finita la lettura di Città specchio, c’è un unico dubbio che rimane: si tratta di un dubbio esterno al discorso di Capello. Palazzeschi, Govoni e Boine appartengono a un’epoca in cui la letteratura era investita di una forte carica esistenziale: si leggeva e si scriveva letteratura per diventare se stessi. Questa idea di letteratura andrebbe storicizzata,perché non è più quella della nostra epoca.

allegoria74

«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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