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Giacomo Leopardi - Opúsculos morales

[traducción, introducción y notas de A. Patat, Colihue Clásica, Buenos Aires 2015]

La magnifica, oltre che necessaria, traduzione spagnola delle Operette morali si presenta ai lettori ispanici come un punto di riferimento per la lettura di Leopardi, oltre ad essere uno strumento per lo studio monografico delle Operette nell’intertestualità con le altre opere leopardiane, soprattutto i Canti o lo Zibaldone – opera, quest’ultima, di cui si offre la traduzione relativa alle varie citazioni, in assenza di una versione integrale in spagnolo.

Nella scelta della traduzione del titolo Patat opta per la soluzione di Opúsculos morales, escludendo altri titoli di traduzioni precedenti come Diálogos, Diálogos filosóficos o Prosas morales. Si tratta di una scelta corretta, perché, oltre al fatto che non tutti i testi possono essere racchiusi sotto l’etichetta di “filosofici”, il titolo si avvicina all’intenzione dello scrittore che ha voluto mettere in rapporto il termine «operetta» con il «genere morale», cioè una specie di Libellus o per l’appunto Opúsculo.

L’introduzione Sueños, invenciones y caprichos melancólicos offre uno studio approfondito di aspetti specifici di quest’opera, intesa come un manuale di filosofia pratica di carattere morale. Patat insiste sull’identificazione leopardiana della filosofia come metodo di indagine della natura, il che gli permette di smantellare i vari «oggetti» propri di un universo conosciuto per ricostruire la sua personale visione del mondo: i desideri e le illusioni di quella nuova umanità, i nuovi miti moderni. Nello studio introduttivo si offrono anche informazioni bibliografiche e numerosi riferimenti ai rapporti intertestuali esistenti fra le diverse opere leopardiane; questo testo si chiude con una cronologia relativa allo scrittore e una bibliografia divisa fra «Edizioni», «Biografie» e «Bibliografia generale». Nello specifico, Patat ci ricorda che Leopardi partecipò, anche se marginalmente, alla famosa polemica innescata dopo la pubblicazione dell’articolo di Madame de Staël sul concetto di letteratura

moderna e sulla necessità degli Italiani di mettersi al passo con il resto degli Europei. In questo contesto letterario e culturale gli Opúsculos assumono un ruolo fondamentale sia nello sviluppo personale del poeta, sia in quello specificamente letterario, perché Leopardi ci aiuta a chiarire quali aspetti del leggendario passato che avevano determinato l’indentità italiana erano spariti e quali erano sopravvissuti. Dal 1824, anno di inizio della redazione di quest’opera, Leopardi, durante la scrittura della stessa, diminuisce sia il numero di annotazioni sullo Zibaldone, sia la propria produzione lirica: circostanza che sta a indicare, secondo Patat, che da una parte il canto lirico si trasferisce alla prosa narrativa e che, dall’altra, le Operette sono depositarie finali delle sue riflessioni intellettuali in una raccolta costruita organicamente. È questa etereogeneità di pensieri filosofici, lirici e satirici che dà anche organicità a un’opera la cui intenzione era delineare un percorso umano che partisse dalle origini per arrivare alla scomparsa nel «nulla cosmico».

Per quanto riguarda la traduzione, ognuno dei testi viene trattato in modo particolare e per ognuno si offrono, in nota, informazioni utili, come la loro contestualizzazione e il loro rapporto d’insieme, le principali tematiche e i toni stilistici predominanti. Nello specifico del lavoro traduttologico, tra l’altro, è stata affrontata una sfida che viene risolta in modo magistrale, non solo perché il testo leopardiano presenta un linguaggio prosastico senza precedenti – il che significa che si tratta di una prosa abbastanza innovativa – ma anche perché si tratta di un registro poetico filosofico con grandi difficoltà traduttologiche, visto che bisogna non solo trasporre il contenuto semantico, ma anche il concetto che Leopardi vuole specificamente conferire. È inoltre necessario sottolineare la cura nella trasposizione in spagnolo delle varie e anche numerose figure letterarie, soprattutto fonetiche e morfosintattiche, presenti nel testo italiano.

allegoria74

«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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