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Andrea Adriatico - Is,Is Oil

[ Bologna, Teatri di Vita, prima assoluta 28 ottobre - 1 novembre 2015 ]

Fra le opere di Pasolini, Petrolio è tra le più esplorate dal teatro italiano, sia per la forza evocativa di un libro “testamentario”, sia per l’incompiutezza materiale e formale (un poema per “appunti”), sia per la miniera di storie, personaggi e scenari; ma soprattutto perché un testo della prima metà degli anni ’70 si presenta ricco di spunti di riflessione per i nostri tempi. Dal Progetto Petrolio lanciato nel 2003 da Mario Martone a Napoli, che coinvolse decine di artisti teatrali, il romanzo arriva alla sua più recente rielaborazione con Is,Is Oil di Andrea Adriatico.

La drammaturgia ridefinisce il plot puntando alla linearità della storia dell’ingegnere Carlo, del suo sdoppiamento tra l’identità sociale e arrivista e quella torbida e sensuale (a cui allude il titolo col raddoppio della terza persona del verbo essere in inglese «Is,Is»), con poche divagazioni, come la relazione sugli intrecci societari dietro il colosso petrolifero dell’Eni. I sette attori-narratori raccontano senza enfasi interi stralci del testo originale, secondo una modalità già esplorata dal regista in Biglietti da camere separate dall’ultimo romanzo di Tondelli (2011): anziché essere teatralizzata, l’opera letteraria è restituita in una esplicita fedeltà alla pagina, in equilibrio tra trasmissione orale e creazione scenica vera e propria. Is,Is Oil impegna il pubblico in uno stimolante confronto con le parole di Pasolini, la complessità del suo romanzo e la sua riflessione sul potere, sulla borghesia, sul rapporto tra omologazione pubblica (sociale) e diversità privata (sessuale).

Il pubblico prende posto su poltrone e divani in un salotto claustrofobico, chiuso sui quattro lati da schermi e tende, da cui escono a turno i narratori. Per metà dello spettacolo tutto procede in modo apparentemente uniforme (ma con il brivido sottile del salotto sadiano di Salò) finché, improvvisamente, lo spazio si oscura, e mentre esplode Wish you were here dei Pink Floyd (1975, anno della morte di Pasolini), i narratori si trasformano in cameriere che servono agli spettatori un ricco aperitivo, mentre al di là delle tende un gruppo di uomini ripete urlando una frase in arabo e sugli schermi divampano le fiamme dell’ennesima sadica esecuzione dell’Isis (altra declinazione possibile del titolo). Dura un minuto, poi tutto si ricompone, gli arabi non ricompariranno più, e i narratori continueranno per il resto dello spettacolo, come niente fosse, a servire salatini e dolcetti agli spettatori, finendo di raccontare le vicende di Carlo.

Quell’attimo dichiara il senso e la necessità di questa rilettura di Petrolio, mostrando come sia possibile oggi restituire scenicamente Pasolini, lavorando tra fedeltà e reinvenzione a livello formale e soprattutto di senso, in particolare riguardo alla responsabilità degli spettatori, che qui fanno esplicitamente parte dello spettacolo. Sono loro gli invitati borghesi nel salotto romano della signora F, quello dell’appunto 20 di Petrolio, che la drammaturgia di Adriatico pone al centro del lavoro come snodo interpretativo sulle dinamiche di gestione del potere politicoaffaristico. Il salotto, metafora dell’omologazione borghese, coincide, insomma, con l’intero mondo occidentale, senza alternativa, laddove il Medio Oriente e l’Africa («unica alternativa» per Pasolini, ma anche specchio del nostro mondo) premono da un altrove tenebroso, ignorati o incompresi.

Anziché limitarsi a raccontare Petrolio, lo spettacolo porta lo spettatore a viverne il senso nello spazio («io vivo la genesi del mio libro», scriveva Pasolini), e a vivere le contraddizioni del suo trovarsi qui e ora nel rito borghese del teatro dentro la società del trionfo della borghesia, esattamente negli anni in cui l’eurocentrismo, contro cui Pasolini avanzò la folgorazione poetica dell’invasione degli Alì dagli occhi azzurri, sta mostrando i segni della sua recrudescenza e al tempo stesso della sua resa di fronte all’invasione di alterità espulse per secoli dal centro del discorso. O dal centro del salotto, magari dietro tende nere per non disturbare l’aperitivo…

allegoria74

«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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Tremila battute