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Attilio Scuderi - L’arcipelago del vivente. Umanesimo e diversità in Elias Canetti

[ Donzelli, Roma 2016 ]

Non è semplice dare una definizione sintetica dell’opera di Elias Canetti. L’insieme di diari, aforismi, scritture private e opere di lunga gestazione si estende in terreni diversissimi e viene a comporre un profilo intellettuale originale e sfuggente. In L’arcipelago del vivente, Attilio Scuderi riesce a rispettare la complessità dell’opera di Canetti attraverso un saggio ampio e digressivo, in cui, però, i confini dell’umanesimo e l’analisi delle diverse forme di potere si distinguono come nuclei centrali. Scuderi ha licenziato un saggio ricco di emotività, perizia e passione: la sua ricerca accetta la parzialità e si propone di seguire alcuni fili tracciati da Canetti senza la pretesa di ricostruirne sistematicamente il pensiero. Non un manuale, dunque, ma una lezione di metodo di cui conosciamo i fondamenti nella Premessa pratica prima che teorica: l’insegnamento più prezioso di Canetti è quello di «non trascurare nessuna lettura, nessun incontro, anche quelli apparentemente più distratti e banali» (p. 6), un modello esistenziale, prima che letterario.

Il libro si struttura attorno a cinque nuclei fondamentali: la diversità linguistica, l’animalità, il potere, il rapporto tra individuo e società, la difficile relazione con Freud e la psicoanalisi. In tutte le sezioni, la scrittura di Canetti è seguita con fedeltà, sia nelle opere maggiori che negli appunti di lavoro. Canetti – bulgaro, ebreo sefardita, ma anche tedesco e inglese per cultura e adozione – porta scritta sulla sua pelle la necessità di un’Europa umanistica, aperta alla diversità e alla migrazione. L’attualità del suo pensiero emerge dal confronto diretto con le sue opere, senza necessità di forzature: sta in questa perizia attenta ma discreta il merito principale del libro di Scuderi. Nel capitolo Affettuosità al potere si definisce il ruolo rivoluzionario che scrittura e conoscenza possono esercitare ancora oggi. In Massa e potere, infatti, si intravedono le fondamenta ancestrali di ogni forma di assoggettamento: «il potere, la sovranità, il Padre dal quale è stato allontanato con la Caduta originaria è quell’altro da sé in cui si trova la nostra origine, quel sé che è alienato, che è differenza, distanza» (p. 81). Sono parole che denunciano anche il complesso rapporto con Freud, modello seguito e rovesciato, «antagonista designato, in quella ricerca di un’autonomia assoluta e di un’originalità di pensiero che lo segna e contraddistingue» (p. 99). Un’appendice “utopica” e una dedicata allo stato di salute dell’accademia italiana chiudono il volume. Nella prima, Scuderi si focalizza sul ruolo cruciale della traduzione, sull’importanza del filologo come interprete e sulla letteratura «come sogno di un mondo in cui la lingua sia, finalmente, bella» (p. 135), servendosi soprattutto dei modelli di Calvino e Said. La seconda appendice si collega ad un precedente lavoro di Scuderi, L’ombra del filologo, ma segna anche la traccia per una ricerca futura, visto che ripercorre la storia dell’università italiana e della sempre più pervasiva coercizione autoritaria esercitata sulla libertà e sul pensiero.

allegoria74

«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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Tremila battute