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Armonia e conflitti. Dinamiche familiari nella narrativa italiana moderna e contemporanea

Armonia e conflitti. Dinamiche familiari nella narrativa italiana moderna e contemporanea

[ a cura di I. de Seta, Peter Lang, Bruxelles 2014 ]

Jobst Welge

Genealogical Fictions: Cultural Periphery and Historical Change in the Modern Novel

[ Johns Hopkins University Press, Baltimore (MD) 2015 ]

Se si consultano monografie, enciclopedie e compendi sul romanzo, si è colpiti dalla scarsezza di riferimenti alla saga familiare. La pubblicazione di Armonia e conflitti curato da Ilaria de Seta e di Genealogical Fictions di Jobst Welge segnala il crescente interesse per le storie familiari raccontate dalla letteratura.

Nel volume curato da De Seta sono raccolti saggi sulla letteratura italiana moderna e contemporanea. Il libro si apre con un saggio su Manzoni, ma la maggior parte dei saggi è dedicata ad autori che rientrano nel canone del Novecento di Debenedetti (Pirandello, Svevo e Tozzi), a cui si aggiungono Landolfi, Giuseppe Berto e Fausto Maria Martini. Gli ultimi due saggi si occupano rispettivamente di Oriana Fallaci e Letizia Muratori, aprendo prospettive sul presente e dando spazio a due autrici. L’approccio scelto è quello tematico. I saggi inclusi in Armonia e conflitti esplorano le relazioni familiari dei personaggi in romanzi e racconti; dato che la famiglia viene studiata come tema narrativo, la scelta del genere rimane aperta. La scelta tematica e la ricezione del canone di Debenedetti costituiscono però anche i limiti del volume. Colpisce che nei saggi di Armonia e conflitti non compaiano le scrittrici e gli scrittori che hanno messo al centro delle loro opere storie di famiglia e hanno definito il canone della saga familiare italiana, il cui arco cronologico si estende da fine Ottocento a oggi, travalicando i confini del “romanzo del Novecento”.

Genealogical Fictions di Welge è la prima monografia che dia un’interpretazione di ampio respiro della saga familiare. Anche se non ne propone una definizione e segnala “somiglianze di famiglia” fra testi non sempre legati da influenze dirette, Welge offre una serie di elementi per identificare questo sottogenere del romanzo moderno, seguirne parzialmente la diffusione e spiegarne la funzione culturale. Welge segue l’emergere del romanzo genealogico nelle letterature periferiche europee dell’Ottocento e la sua diffusione in Sud America. Ogni capitolo di Genealogical Fictions è dedicato a uno o due romanzi, che sono analizzati secondo un ordine cronologico: si parte con Castle Rackrent di Edgeworth e Waverly di Scott, per chiudere con Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Altri testi inclusi sono: I Malavoglia di Verga e I Viceré di De Roberto; i grandi romanzi del realismo spagnolo di fine Ottocento, Fortunata y Jacinta di Pérez Galdós e il ciclo galiziano di Pardo Bazàn; due classici del realismo lusitano, Os Maias del portoghese Eça de Queirós e Esaú e Jacó del brasiliano Machado de Assis; infine Menino de engenho del modernista brasiliano Lins do Rego. Gli assunti che guidano la scelta e l’interpretazione dei testi sono due. Nelle opere analizzate, la storia familiare non è solo un tema narrativo, ma struttura la narrazione. Secondo Welge, la struttura genealogica permette a questi romanzi di svolgere una prima importante funzione culturale: il racconto di una storia di famiglia seguita attraverso più generazioni diventa metafora e metonimia della nazione come “comunità immaginata”. Il secondo assunto è che il romanzo genealogico si diffonda in aree geografiche periferiche, dove la modernità giunge tardi e dall’esterno. La seconda funzione svolta dai romanzi genealogici sarebbe quindi di raccontare la reazione ambivalente di queste culture periferiche rispetto a una modernità percepita come estranea. Questo secondo assunto è tuttavia problematico. Se si guarda al panorama della letteratura mondiale a partire dall’ultimo quarto dell’Ottocento, che Welge tiene sullo sfondo, si vede che la saga familiare compare in molte culture che non si possono definire periferiche e in cui il passaggio alla modernità ha prodotto reazioni altrettanto ambivalenti. Nonostante questo, il libro si Welge sarà un punto di riferimento per ogni ricerca futura sulla saga familiare.

allegoria74

«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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Tremila battute