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Un commento in chiaroscuro

Per complessità linguistica, densità allusiva e istanze enciclopediche, Gadda è senza dubbio il più commentabile tra i grandi narratori del Novecento italiano; il paragone con Joyce, proposto da Contini nel 1934 e poi ribadito da tanti altri, è in questo senso più che fondato. Com’è noto, questa particolare predisposizione alla glossa è stata più volte riconosciuta ed esasperata dall'autore stesso, atraverso la pratica umoristica dell'autocommento - da Severino Diligenti (Un fulmine sul 220) e Feo Averrois (Il castello di Udine) fino agli apparati che accompagnano L'Adalgisa e la prima redazione di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana.

 

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«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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Tremila battute