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Su un commento al «Pasticciaccio» di Gadda

Cosa è oggi, a sessant’anni dalla sua pubblicazione, il Pasticciaccio di Gadda? Prendendo in mano il monumentale commento che Maria Antonietta Terzoli ha dedicato all’opera più influente e cruciale dell’opus gaddiano,1 sembrerebbe che il Pasticciaccio sia anzitutto diventato un classico che non ha più bisogno di se stesso e il cui testo è stato reso fungibile dall'erudizione dei suoi glossatori.

 

 

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«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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Tremila battute