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Avanguardie e retroguardie: per una complessità del modernismo

Nel passaggio dal XIX al XX secolo, la fine del simbolismo coincise con un periodo di acuta crisi letteraria, legata alla sensazione che tutto il movimento di evoluzione della letteratura che era seguito al romanticismo avesse toccato l’apice e che la storia della letteratura stessa fosse in qualche modo giunta al proprio termine. La comparsa congiunta di movimenti di retroguardia e di avanguardia rispose esattamente a questa sensazione di fine, nella misura in cui questi due orientamenti avevano in comune il rifiuto del normale corso della storia. Il movimento neoclassico e quello futurista offrono due ottimi esempi di questo nuovo rapporto con il tempo. Sul fronte opposto, i primi passi della Nouvelle Revue Française mostrano che un altro tipo di letteratura era possibile, respingendo tanto la posizione delle retroguardie quanto quella delle avanguardie per tracciare ciò che si potrebbe chiamare una via di mezzo nell’intrinseca complessità del modernismo.

During the transition from the XIX century to the XX century, the ending of Symbolism gave place to an acute literary crisis tied to a general feeling that the whole evolutionary path subsequent to the Romantic period had reached the acme and that the history of literature had, therefore, come to its end as well. The contemporary appearance of both retrogard and avantgard movements tried to cope with this very sense of ending, in so far as they shared a denial of the normal flow of history. The Neoclassic movement and the Futurist one constitute great examples of this new relationship with time. On the contrary, the first issues of Nouvelle Revue Française show that a different literary approach was possible and that both the retrogard and the avantgard stances could be rejected in favour of a middle way across the inherent complexity of modernism.

 

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  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

Teoria e critica

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Tremila battute