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Uwe Johnson - I giorni e gli anni (20 giugno 1968-20 agosto 1968)

[trad. it. di N. Pasqualetti e D. Angiolini, L’orma, Roma 2016]

Uwe Johnson, trasferitosi a Berlino Ovest nel 1959 dopo aver trascorso la giovinezza nella DDR e definito dalla critica negli anni Sessanta lo «scrittore delle due Germanie», è considerato nella Germania riunificata come il grande cantore del Novecento tedesco, testimone e indagatore appassionato ed equanime della violenza totalitaria che ha investito la Germania nel ventesimo secolo dapprima sotto le insegne del nazismo e poi sotto la bandiera del socialismo. Il grande romanzo Jahrestage. Aus dem Leben von Gesine Cresspahl (1970-1983), che offre un quadro della storia tedesca della prima metà del Novecento vista dalla prospettiva dei ceti umili, costituisce un’opera composita e di straordinaria ricchezza, in cui alla precisione documentaria e all’astratta freddezza del cronista si coniugano la finezza psicologica e la condensazione simbolica del grande narratore. La vicenda narrata nel romanzo – lo ricordiamo – si articola su due piani temporali che si alternano e si intrecciano idealmente in una sottile trama di allusioni e rimandi: il presente, che copre un anno intero dal 21 agosto 1967 al 20 agosto 1968 (vigilia dell’ingresso dei carri armati a Praga), e il passato nel Meclemburgo dagli anni Venti agli anni Cinquanta del Novecento. Protagonista è la trentaquattrenne impiegata di banca Gesine Cresspahl, originaria del Meclemburgo ma residente a New York insieme alla figlia Marie dal 1962.

Nell’ultimo volume di cui si compone il possente romanzo, finalmente uscito in italiano grazie all’intraprendenza della coraggiosa casa editrice e alla tenacia dei traduttori, il passato che riaffiora alla memoria di Gesine e nelle conversazioni con la figlia Marie è costituito dai ricordi dell’adolescenza, svoltasi negli anni di fondazione della DDR (19481951), mentre il presente è scandito dagli eventi della politica internazionale, in cui predominano le notizie relative alla guerra in Vietnam e alla Primavera di Praga. La descrizione degli esordi del socialismo nella Germania orientale, esemplificati soprattutto sulla base delle esperienze scolastiche della protagonista, procede nel romanzo parallelamente all’evolversi dell’esperimento praghese, la cui repressione sancì per l’autore la definitiva disillusione circa le possibilità di rinnovamento del socialismo. Johnson, che come molti suoi coetanei nella DDR aveva riposto sincere speranze nelle promesse democratiche del nuovo ordine politico, subì un precoce disinganno già negli anni di scuola, e la descrizione dettagliata dell’ambiente liceale rievocato da Gesine, dominato dal dogmatismo ideologico e pervaso dalla delazione, trae origine proprio dai ricordi dello stesso Johnson, peraltro già confluiti nel suo primo romanzo, Ingrid Babendererde (anch’esso di recente pubblicato in italiano da Keller). Nonostante Gesine sia emigrata all’Ovest nel 1953 per protesta con la politica antisemita di Stalin, ella non condivide neppure appieno il sistema capitalistico e lo stile di vita dominante negli Stati Uniti, in cui riconosce la presenza di conflitti razziali, il degrado delle periferie urbane, la mentalità competitiva e affaristica e di cui condanna la politica aggressivamente imperialistica. Grande protagonista del romanzo è anche il «New York Times», affettuosamente ribattezzato «Zia Times», che Gesine, pur persuasa dell’irredimibilità del mondo, legge accanitamente sospinta dal desiderio di sapere e capire.

La vastità dei riferimenti storici e culturali, il rimando a personaggi e avvenimenti narrati nei volumi precedenti e lo stile allusivo di Johnson rischiano però di disorientare il lettore, che si sarebbe enormemente giovato nella presente edizione di un pur breve testo critico che lo guidasse nei meandri del labirinto degli Jahrestage. L’assenza di uno scritto introduttivo è però l’unica menda in un’edizione per il resto pregevole sotto tutti gli aspetti.

allegoria75

  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

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