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A ciascuno il suo. La ricezione di "The Complete Works" of Primo Levi nel mondo anglofono

Partendo dalla ricezione nel contesto anglo-americano dei Complete Works of Primo Levi, editi da Ann Goldstein, il contributo tenta un’interpretazione complessiva della presenza di Levi nella sfera pubblica, nel sistema educativo e nell’ambito accademico dei paesi anglofoni. La messe di riscontri critici che la pubblicazione ha generato in tale contesto parla del vivo interesse per uno dei pochissimi scrittori italiani moderni che siano entrati stabilmente nel dibattito pubblico e nel canone del Novecento, ma anche il pericolo sempre latente di una riduzione di Levi ad “oracolo laico”, a scapito della complessità di un pensiero e di una scrittura difficilmente catalogabile. Se Levi è riconosciuto come riferimento d’obbligo per la sua definizione di nuovi confini etici e come autorità morale, l’articolo sostiene che la sua influenza maggiore oggi è nel dialogo che un testo come I sommersi e i salvati mantiene con la tradizione teorico-critica al centro dell’idea delle Humanities. Al di fuori del mondo accademico quest’attenzione corre tuttavia il rischio di isolare la figura di Levi dalla sua realtà prima di tutto di scrittore, e di ridurlo a una sorta di baluardo dei diritti umani.

By examining the reception of The Complete Works of Primo Levi, edited by Ann Goldstein, this contribution interprets Levi’s standing in the Anglo-American public sphere, educational system, and academia. The great deal of critical responses that the Complete Works brought about illustrates the keen interest for one of the very few modern Italian writers who found a stable position in the Anglo-American public debate and XX Century literary canon. The many reviews reveal, however, the underlying risk of reducing Levi to a “lay oracle,” thus demoting the complexity of his writing and thought, which defy any given category. Levi is recognized as a pivotal reference for his moral authority and for his definition of new ethical boundaries. The article argues that Levi’s major influence today lies in the dialogue between his text The Drowned and the Saved and the critical theory tradition, which is at the core of the Humanities. Nevertheless, outside academia, this principal focus risks to isolate Levi’s figure from the reality of his writing and to misrepresent his complexity by making of him an icon of human rights.

 

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  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

Teoria e critica

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Tremila battute