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La poliedrica attenzione di Primo Levi. Intervista ad Ann Goldstein

(a cura di Franco Baldasso, traduzione di Anna Baldini)

«L’interesse [di Primo Levi] per la traduzione dei suoi libri era eccezionale», ha scritto lo storico britannico – e primo traduttore in lingua inglese di Se questo è un uomo – Stuart Woolf. Non si tratta di un’affermazione sorprendente: la traduzione costituisce un aspetto fondamentale della scrittura di Levi, e lo scrittore la considerava uno strumento vitale per indagare la condizione umana. Nella personalissima enciclopedia costituita dalla sua opera ricorrono diverse lingue, dialetti e gerghi, insieme alle reciproche traduzioni.

Grazie a The Complete Works of Primo Levi, operazione editoriale diretta da Ann Goldstein per i tipi Liveright della W.W. Norton, oggi è possibile leggere l’intera opera di Levi in inglese. Il pubblico anglofono ha ora l’opportunità di valutare la complessità di questo grande scrittore, e di apprezzare le sue opere testimoniali e autobiografiche più celebrate insieme ai racconti e saggi meno noti, finora inediti in lingua inglese. Woolf è solo uno dei molti traduttori autorevoli che hanno unito le forze per presentare l’opera integrale di Levi ai lettori anglofoni sotto la direzione della coordinatrice, lei stessa traduttrice pluripremiata e redattrice del «New Yorker».

Goldstein è nota soprattutto per essere stata la voce inglese della tetralogia napoletana di Elena Ferrante, che tanto successo ha avuto negli Stati Uniti, ma ha anche tradotto l’opera di altri importanti autori italiani come Giacomo Leopardi, Pier Paolo Pasolini, Roberto Bilenchi e Roberto Calasso, ottenendo riconoscimenti significativi: il PEN Renato Poggioli Translation Award e una Guggenheim Fellowship. Durante la nostra conversazione, che prende le mosse da Levi, non abbiamo discusso solo di quest’autore poliedrico, ma anche del «vigile, a tratti ossessivo» mestiere del traduttore.

(Franco Baldasso, 15 gennaio 2016)

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  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

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