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Primo Levi in 4D. Intervista a Domenico Scarpa

(a cura di Anna Baldini)

Nell’autunno 2015 sono stati pubblicati negli Stati Uniti e in Gran Bretagna The Complete Works of Primo Levi. I tre volumi offrono per la prima volta in un’unica edizione inglese tutti i testi dello scrittore, dalle opere maggiori ai testi dispersi nati come introduzioni, prefazioni, articoli o saggi per quotidiani, riviste e periodici.

L’ideatore del progetto, Robert Weil, ne ha affidato la direzione alla traduttrice ed editor del «New Yorker» Ann Goldstein, che ha reclutato una squadra di dieci traduttori. Tra i collaboratori dell’impresa, durata più di un quindicennio, vi sono anche diversi membri del Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino: dal presidente Ernesto Ferrero, che ha allestito nel primo volume una Chronology che riprende e aggiorna quella già pubblicata nelle Opere curate per Einaudi da Marco Belpoliti nel 1997, a Monica Quirico, che firma il saggio The Publication of Primo Levi’s Works in the World, e Domenico Scarpa, uno dei massimi esperti internazionali dell’opera di Levi, che ha curato la sezione Notes on the Text. Abbiamo incontrato Domenico Scarpa per discutere con lui su come è stata preparata questa fondamentale edizione, la prima del genere che riguardi un autore italiano, e quale è stato e sarà il suo impatto sulla riconfigurazione del profilo intellettuale di Levi nel mondo e in Italia.

(Anna Baldini, marzo 2017)

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allegoria75

  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

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