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Tempi e fattori di una crisi

«Un minimo lavoro di storicizzazione serve solo a tracciare la cornice di uno sguardo puntato in modo disincantato sul presente» (p. VIII). La dichiarazione programmatica di esordio di Federico Bertoni illustra uno dei motivi che hanno suscitato in me, a libro schedato e chiuso, una reazione articolata e complessa, non priva di ambivalenza.

Da un lato, è bene affermarlo con chiarezza, si tratta di pagine che mi piacerebbe saper scrivere, e non ne sarei capace: per l’efficacia della descrizione, in apparenza piana e diretta, ma basata su un uso raffinato e su un controllo pieno di testi e strumenti analitici – l’università rappresentata attraverso Stendhal e Flaubert, Baudrillard Jakobson e DeLillo spiazza e attrae il lettore di libri di storia; più consueto, e troppo pervasivo, il foucaultismo di fondo – che sostengono una tessitura efficace e accattivante.

D’altra parte mi sono rimasti dubbi e perplessità tanto sul piano diagnostico che su quello degli spazi di azione – la soluzione del professore, delineata nella sezione conclusiva –, delle prospettive in senso lato politiche.

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allegoria75

  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

Teoria e critica

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