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"Le parole tra gli uomini. Antologia di poesia gay italiana dal Novecento al presente"

[a cura di L. Baldoni, Robin, Roma 2012]

 

Le parole tra gli uomini è la prima crestomazia poetica italiana in cui il gender è scelto come vincolo alla base della selezione. Non si tratta soltanto di un lavoro militante, o di rilevanza sociale più che letteraria: è innanzitutto un’antologia d’autore. Probabilmente il modello è Poeti italiani del Novecento di Mengaldo, che più volte Baldoni richiama nel saggio introduttivo; come nell’antologia del 1978, viene adottato un ordinamento sincronico-cronologico – il punto di partenza è Umberto Saba (1883-1957), l’ultimo poeta incluso è Marco Simonelli (1979) –, ma il criterio della prima pubblicazione importante è sostituito da quello della data di nascita, poiché spesso la pubblicazione di opere a tema esplicitamente omoerotico è stata ritardata dal deferimento dell’espressione dell’omosessualità.

Non ci sono scansioni per gruppi o correnti; storicizzazione e commento sono affidati all’Introduzione, che illustra anche le categorie critiche e il lessico di cui si serve il curatore (ad esempio le distinzioni fra “gay”, “omosessuale”, “omoerotico”; o quella fra omosessualità “mediterranea” e “occidentale”). Spesso sono ricostruite genealogie (si parla ad esempio di una «funzione Whitman» e di una «linea Penna-Pasolini-Bellezza») e sono molto frequenti i paralleli con la situazione della prosa omoerotica. Il saggio di Baldoni ha una dimensione di riferimento europea; i molti rimandi bibliografici lo inseriscono sia nella tradizione dei gay studies internazionale, sia in quella della critica letteraria italiana.

Le parole tra gli uomini non è un’antologia ghettizzante, perché non rivendica la specificità della poesia gay rispetto a quella d’amore eterosessuale, né vuole proporre un canone alternativo. I punti di partenza sono due: la constatazione della censura di testi significativi di alcuni poeti del Novecento (Penna, Saba, Pasolini) nelle antologie a causa del loro contenuto esplicitamente omosessuale; la necessità di considerare l’identità gay per integrare l’analisi critica di alcuni poeti che hanno esordito dopo il 1971. Entrambe le motivazioni ridiscutono e arricchiscono il canone del Novecento servendosi di una delle sue sedi di formazione più importante: l’antologia poetica.

Negli ultimi decenni l’identità di genere è diventata più o altrettanto importante della bipartizione fra neoavanguardia e poesia neo-orfica. Per commentare uno dei libri più importanti degli ultimi vent’anni, cioè Il profilo del rosa di Franco Buffoni, abbiamo bisogno di parlare di desiderio omoerotico: questo è uno dei motivi per cui era urgente un lavoro critico di questo tipo. Le parole tra gli uomini si rivela utile anche per descrivere i cambiamenti che avvengono nella generazione del Pubblico della poesia, considerando, ad esempio, le opere di Dario Bellezza. Infine, la rappresentazione del desiderio omosessuale è importante quando si considerano le recenti raccolte di Marco Simonelli.

Come ogni antologia che storicizzi un panorama ancora in evoluzione e molto vicino temporalmente, anche questa raccolta può essere criticata per alcuni aspetti della selezione. Baldoni sostiene di aver cercato una mediazione fra rappresentatività e qualità delle poesie; in realtà talvolta prevale la prima, e il livello dei testi è molto variabile. Inoltre rimane irrisolta una questione di fondo: come integrare ed ampliare il canone contemporaneo? Quanto è efficace considerare l’identità di genere come categoria separata rispetto alle altre, per analizzare la poesia degli ultimi decenni? Questa antologia può essere un lavoro preparatorio per quelle future: Trieste di Saba sarà insieme a Dall’erta, dove nel rapporto fra soggetto e mondo sono importanti sia il radicamento geografico con la città, sia il desiderio per un ragazzo; e Il pianto della scavatrice sarà antologizzato nelle stesse pagine di L’hobby del sonetto, dove Pasolini dice qualcosa sulle contraddizioni dei rapporti umani che riguarda le loro forme contemporanee, anche al di là dell’identità di genere.