Informativa sull'utilizzo dei cookie

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Accetto

Anticipazioni

Valerio Magrelli, "Geologia di un padre"

[Einaudi, Torino 2013]

 

Non si è certo dovuto aspettare Geologia di un padre, conclusione di una tetralogia inaugurata nel 2003 con Nel condominio di carne e proseguita con La vicevita (2007) e Addio al calcio (2010), per rendersi conto che paternità e varie forme di lascito, biologiche, culturali e storiche, fossero argomenti generativi nell’opera di Magrelli; ma con questo volume l’autore ha ritessuto uno dei suoi temi più antichi (e più importanti, se è giusta l’impressione che il venire da qualche parte e l’uscire da sé siano gli ideali martelli pneumatici che hanno demolito la chiusura olimpica con cui Magrelli si presentò in Ora serrata retinae, nel 1980) estendendolo a questioni cruciali con cui il nostro tempo sta cercando di confrontarsi.

Leggi tutto

"Lo stile di Dioniso. La filosofia di Nietzsche nella letteratura tedesca del Novecento"

[a cura di P. Amato, G. Miglino, Mimesis, Milano-Udine 2013]

 

Non vi è scrittore di lingua tedesca nella prima metà del Novecento che nel formulare una dichiarazione di poetica abbia potuto ignorare il pensiero di Nietzsche, «il gigante dell’era post-goethiana», come lo definì enfaticamente Gottfried Benn. Il ruolo assunto da Nietzsche come critico della declinante civiltà occidentale, la condanna del filisteismo della Germania guglielmina, l’attività demistificatrice nei confronti delle strutture portanti del pensiero occidentale, l’elevazione dell’arte a unica attività metafisica concessa all’uomo moderno sono gli elementi spirituali che resero Nietzsche un maestro per la generazione della fin de siècle.

Leggi tutto

Winfried G.M. Sebald, "Soggiorno in una casa di campagna"

[trad. it. di A. Vigliani, Adelphi, Milano 2012]

 

La tentazione dell’oblio. Ecco cosa accomuna i sei saggi raccolti in Soggiorno in una casa di campagna, l’ultimo libro di Sebald che Adelphi traduce per i lettori italiani (tardivamente: la versione originale usciva nel 1998). Uno di questi saggi, il più bello, era già stato pubblicato nel 2006 in forma autonoma, come si addice al suo titolo: Il passeggiatore solitario. Questa monade è Robert Walser, lo scrittore che su di sé disse: «Mi auguro dunque di non essere preso in considerazione. Se ciò malgrado mi si volesse considerare, io a mia volta non considererò chi mi prenderà in considerazione» (R. Walser, Walser su Walser, in Ritratti di scrittori, Adelphi, Milano 2005). E tuttavia Sebald se ne occupa, scrivendo un saggio in ricordo di uno dei suoi autori prediletti (gli altri sono Hebel, Rousseau, Mörike e Keller, a ognuno dei quali è dedicato un capitolo di questo Soggiorno in una casa di campagna, che sembra l’inquieta sosta di uno scrittore randagio, fermo a recuperare le vite degli altri e a ricomporle in un mosaico autobiografico).

Leggi tutto

Marco Bernini, Marco Caracciolo, "Letteratura e scienze cognitive"

[Carocci, Roma 2013]

 

Il libro è uno dei primi tentativi di introdurre e sistematizzare in Italia la prospettiva che le scienze cognitive possono aprire alla teoria della letteratura. La cosiddetta «svolta cognitiva» risale agli anni Novanta, ma in realtà già un decennio prima alcuni critici (Eco, ad esempio) avevano esplorato un simile campo interdisciplinare. Come viene chiarito nell’introduzione, questa prospettiva si colloca in una tradizione critica che parte dalle teorie della narrazione elaborate in ambito strutturalista e approda oggi in quell’area che il critico americano David Herman definisce «narratologia postclassica».

Leggi tutto

"Le parole tra gli uomini. Antologia di poesia gay italiana dal Novecento al presente"

[a cura di L. Baldoni, Robin, Roma 2012]

 

Le parole tra gli uomini è la prima crestomazia poetica italiana in cui il gender è scelto come vincolo alla base della selezione. Non si tratta soltanto di un lavoro militante, o di rilevanza sociale più che letteraria: è innanzitutto un’antologia d’autore. Probabilmente il modello è Poeti italiani del Novecento di Mengaldo, che più volte Baldoni richiama nel saggio introduttivo; come nell’antologia del 1978, viene adottato un ordinamento sincronico-cronologico – il punto di partenza è Umberto Saba (1883-1957), l’ultimo poeta incluso è Marco Simonelli (1979) –, ma il criterio della prima pubblicazione importante è sostituito da quello della data di nascita, poiché spesso la pubblicazione di opere a tema esplicitamente omoerotico è stata ritardata dal deferimento dell’espressione dell’omosessualità.

Leggi tutto

Jürgen Habermas, "Fatti e norme"

[Laterza, Roma-Bari 2013]

 

Fatti e norme venne pubblicato in Germania nel ’92 e apparve in Italia nel ’96: «una vera fortuna», dichiara il traduttore per se stesso, e, aggiungiamo noi, per il lettore italiano, «poter tornare dopo sedici anni sulla primitiva versione per eseguirla daccapo» (p. XIV); fortuna ulteriore, giacché la nuova edizione italiana accoglie un’inedita prefazione di Habermas, nonché la Postfazione aggiunta dall’autore nel ’94, e ormai parte integrante del libro.

Leggi tutto

Eric J. Hobsbawm, "La fine della cultura. Saggio su un secolo in crisi di identità"

[trad. it. di L. Clausi, D. Didero, A. Zucchetti, Rizzoli, Milano 2013]

 

È difficile comprendere a fondo l’ultimo libro di Eric Hobsbawm se non si considera la peculiarità del suo approccio marxista, nato, come lui stesso ha suggerito nell’autobiografia Anni interessanti (2002), da un tentativo di capire «le arti» e il loro posto nella società, e non dall’interesse «per i classici problemi macrostorici» basati sulla «successione dei modi di produzione». Questo particolare sguardo sulla società ha caratterizzato l’intera opera dello storico inglese e ha costituito uno degli assi portanti della sua ricerca. Non sorprende pertanto che anche nei ventidue saggi qui riproposti, scritti in un arco temporale di quasi cinquant’anni (il primo risale al 1964, l’ultimo al 2012), Hobsbawm guardi alla crisi del mondo contemporaneo, che definisce «un’epoca della storia che ha perso l’orientamento», attraverso i mutamenti avvenuti in campo artistico e culturale.

Leggi tutto

James Joyce, "Ulisse", nella traduzione di G. Celati

[trad. it. di G. Celati, Einaudi, Torino 2013]

 

Con quattro traduzioni integrali (tre in commercio e una pirata e misteriosa, rintracciabile solo in qualche biblioteca), l’Italia è uno dei paesi con più traduzioni di Ulysses (1922) di James Joyce. E questo nonostante la prima (di Giulio De Angelis, 1960) abbia impiegato circa quarant’anni a vedere la luce. O forse è anche il ritardo di questa prima e monumentale traduzione “autorizzata” a far sentire la necessità della riscrittura più di quanto accada altrove. Dopo l’edizione di Enrico Terrinoni (2012) – preziosa e attenta alla cultura irlandese – in marzo è stato pubblicato l’Ulisse di Gianni Celati. La nuova traduzione di un classico è un’occasione per sondare non solo nuove scommesse ermeneutiche, ma anche per domandarsi i motivi – oltre a quelli ovvi della fine dei diritti d’autore – che hanno portato alla pubblicazione stessa.

Leggi tutto

Amelia Rosselli, "L'opera poetica"

[a cura di S. Giovannuzzi, con la collaborazione per gli apparati critici di F. Carbognin, C. Carpita, S. De March, G. Palli Baroni, E. Tandello, saggio introduttivo di E. Tandello, Mondadori, Milano 2012]

 

L’opera poetica di Amelia Rosselli rappresenta un unicum nella poesia italiana del ’900 e la sua singolare condizione di estraneità è importante per cercare di dare all’autrice un’inquadratura oggettiva, come fa il «Meridiano» a cura di Stefano Giovannuzzi e Emmanuela Tandello. L’unicità del “caso-Rosselli” è stata subito messa in rilievo nell’antologia Poeti italiani del Novecento di Mengaldo (1978), pubblicata quando la scrittura di Amelia aveva appena esaurito la sua vena più produttiva.

Leggi tutto

Leos Carax, "Holy Motors"

[Francia 2012]

 

Uscito in Italia un anno dopo la presentazione a Cannes e distribuito in poche copie, Holy Motors non ha avuto lo spazio che meritava. Peccato, perché era dai tempi di Mulholland Drive (più che di Inland Empire o The Tree of Life) che al cinema non si vedeva un film così inventivo.

Leggi tutto

Robert S.C. Gordon, "Scolpitelo nei cuori. L'Olocausto nella cultura italiana 1944-2010"

[trad. it. di G. Oliviero, Bollati Boringhieri, Torino 2013]

 

La traduzione italiana di The Holocaust in Italian Culture (1944-2010) è uscita a ridosso della Giornata della Memoria. L’operazione editoriale, ben comprensibile a livello di marketing, non è perciò meno paradossale poiché il libro, come già è stato notato da Belpoliti, si può leggere anche come un’opera contro la Giornata della Memoria. E non solo perché, come dichiara l’autore, ciò che gli interessa non è tanto ricostruire una “memoria collettiva” quanto piuttosto «i cicli di produzione e ricezione di questo campo di conoscenza e rappresentazione dell’Olocausto in Italia» (p. 19).

Leggi tutto

Emmanuel Carrère, "Limonov"

[trad. it. di F. Bergamasco, Adelphi, Milano 2012]

 

Nulla è più privato e al tempo stesso più pubblico della narrazione attraverso la quale costruiamo il personaggio di noi stessi per raccontare e spiegare la nostra posizione nel mondo. Proprio questa ambiguità può produrre forme paradossali e irreversibili di scambio tra realtà e finzione. Attorno a questa idea, spesso sviluppata fino a diventare una metafora ossessiva, Carrère ha scritto vari libri, ispirandosi a casi estremi prelevati dalla cronaca – L’Avversario, La vita come un romanzo russo, Vite che non sono la mia. Ma la sua scrittura non asseconda soltanto la passione per le vite possedute dal destino o dal desiderio di un’identità narrativa romanzesca; non si tratta soltanto del gusto per le biografie che si spingono oltre i limiti – che in parte spiega anche i due libri su Herzog e Dick. Tecnicamente, succede altro: l’io narrante non si limita a svolgere il ruolo di narratore-testimone, ma si comporta, per così dire, da avventuroso “ladro di vite altrui”, cioè non solo deruba il personaggio narrato, oltre che del proprio passato, del racconto attorno ad esso, lavorando, più che sui fatti, sulla fiction prodotta su di essi; ma si serve di questo racconto, trattandolo come una sceneggiatura, per riuscire a riprendersi la propria vita – o una vita propria. Vita e biografia diventano una cosa sola.

Leggi tutto

Il faut être absolument hypermodernes. Una replica a Remo Ceserani

 

Giudizi (e generazioni?)l

Con la cultura e l’acume che abbiamo sempre ammirato in lui, Remo Ceserani risponde alla sezione sugli «Anni Zero» di «allegoria» 64 e, in particolare, al mio saggio Ipermodernità. Ipotesi per un congedo dal postmoderno.[1] In larga misura, Ceserani sviluppa la posizione che ha assunto da anni: il postmoderno rappresenta una frattura epocale, e la sua letteratura e la sua cultura hanno raggiunto risultati diseguali, ma spesso molto alti. Condivido, anzitutto, la fiducia nella possibilità, pur rischiosa, di una storia del presente; vari aspetti della sua ricostruzione; numerose osservazioni o principi direttivi che propone: perciò, darò per acquisito molto di quell’analisi. Giudico poi alcuni motivi di contrasto solo apparenti; ma su altri punti decisivi resto, invece, in disaccordo.

Leggi tutto

  • 1
  • 2