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Distretti industriali e multinazionali tascabili. La trasformazione produttiva del Made in Italy (intervista a cura di Daniele Balicco; trascrizione di Damiano Frasca)

Daniele Balicco: Per iniziare la nostra conversazione sulla struttura economica del Made in Italy, le chiederei anzitutto di definire cosa si intenda per Made in Italy all’interno della letteratura economica.

Giovanna Vertova: La letteratura scientifica identifica il Made in Italy con quattro settori industriali. Di solito si parla di quattro “A”: alimentare, arredamento, abbigliamento e automazione (in sostanza il settore dei macchinari, soprattutto macchinari specializzati). Oltre alla definizione di questi settori produttivi, nella maggior parte dei casi la riflessione si concentra sulla dimensione d’impresa: nella letteratura economica quando si parla di Made in Italy ci si riferisce quasi sempre a piccole e medie imprese (PMI), le imprese dei distretti industriali. Il primo studioso a parlare di distretti industriali è stato Alfred Marshall, nell’Inghilterra di fine Ottocento; i suoi studi sono stati ripresi in Italia dopo le due pesanti crisi petrolifere degli anni Settanta, perché a partire da quegli anni nel nostro paese si sono visti crescere agglomerati di PMI coordinate nella produzione di un prodotto. E la specializzazione in molti casi è stata talmente forte che il distretto si è identificato nel prodotto: le pelli di Prato, le ceramiche di Sassuolo, gli occhiali di Belluno…

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Allegoria n.68

È così magica l’Italia, che non si è sicuri che esista davvero. (Gabriel García Márquez, 1987)

sommario

Di seguito è disponibile l'indice completo del numero diviso per le sezioni tematiche della rivista.
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Il tema: Conoscere l’Italia contemporanea. Indagine sul Made in Italy

Il film in questione

Tremila battute