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La modernità “discosta” di Lucia

Dopo la notte nel castellaccio (capitolo XXI), culminata nel voto della vittima, l’individualizzazione psicologica della protagonista manzoniana comprende uno stato emotivo confusionale, conseguente al sacrificio dell’amore richiesto dalla leggenda devota che informa la trama. Fin dall’esclamazione muta, «oh povera me, cos’ho fatto!», pronunciata da Lucia finalmente al sicuro nella casa del sarto (cap. XXIV), nel codice linguistico-posturale che l’autore attribuisce al personaggio si riflette uno stallo depressivo di origine traumatica, che minaccia di incrinare l’armatura ideologico-morale imposta alla donna idealizzata. Nella reticenza della vittima liberata, infatti, s’insinua un “desiderio amoroso” censurato, costretto sotto il segno della negazione, dell’interdizione masochistica della sessualità. Tuttavia, mentre si nega l’amore, Lucia acquisisce una maggiore coscienza della propria corporeità e orienta la sua avventura di personaggio verso una “totalità” simbolica di donna, moderna seppure non scontata.

After a night spent at the castle (chapter XXI), which culminates in the victim’s vow of chastity, Manzoni’s protagonist sinks into a state of emotional confusion due to her relinquishment of love, required by the devout model shaping the plot. The linguistic and postural codes that the author attributes to the character reflect a traumatic depression that threatens to crack the idealised woman’s ideological and moral armour. Such pattern emerges for example in Lucia’s mute exclamation, once she is back to safety at the tailor’s: «poor me, what have I done!». The freed victim’s reticence goes hand in hand with a censored “desire”, oppressed by the masochistic denial of sexuality. However, by giving up love Lucia also acquires a better understanding of her own body and directs her character’s adventure towards a female,“symbolic” totality, both modern and original.

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"Io, io el Lila, noi due con quelle capacità che insieme - solo insieme - avevamo di prendere la massa di colori, di rumori, di cose e persone, e raccontarcela e darle forza".

(Elena Ferrante, L'amica geniale)

 

"Voglio che lei ci sia, scrivo per questo. Voglio che cancelli, che aggiunga, che collabori alla nostra storia rovesciandoci dentro, secondo il suo estro, le cose che sa, che ha detto o che ha pensato".

(Elena Ferrante, Storia di chi fugge e di chi resta)

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Teoria e critica

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Tremila battute