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L’immaginario reticolare: memoria personale, memoria culturale e tematologia

Leggo sul «Corriere della Sera» (10 febbraio 2008) che il prof. Lozano, un neurochirurgo dell’Università di Toronto, praticando la microstimolazione cerebrale come cura per l’obesità, ha fatto sorprendentemente riemergere in un grande obeso un ricordo di trent’anni prima con dovizia e lucidità di particolari tale da stupire, e da far capire come noi non attiviamo la nostra memoria che in minima parte e come nulla in realtà sia veramente perduto, semplicemente accantonato e dimenticato, ma sempre là, nel cervello, come traccia mnestica.

Ciò ovviamente dovrebbe spaventarci – poiché l’oblio, come ben si sa, è un balsamo – ma anche ci stupisce e apre le porte alla speranza per esempio nella cura del morbo di Alzheimer. Ci sono altre implicazioni che non possono non interessarci con riferimento all’analisi culturale e all’analisi letteraria, poiché, teoricamente, si può pensare a una mappatura precisa e completa della memoria, o di quelli che Warburg, mutatis mutandis, definiva engrammi mnestici.

Intanto noterei che, a quanto se ne sa, ci sono differenti circuiti per diversi tipi di memoria che utilizzano substrati neuroanatomici diversi. La nuova terapia promette sviluppi importanti nella cura di diverse malattie, tra cui anche la depressione e l’Alzheimer. Forse questo vuol dire che la memoria ha a che fare con entrambe le cose.

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allegoria58

Allegoria n.58

«È necessario, capisce? In tutto questo la sofferenza umana non deve contare niente». «Sì, ma comunque qualcosa conta».

Era questo che non riuscivo ad afferrare: l’enorme, assoluta sproporzione tra la facilità con cui si può uccidere e la grande fatica che si deve fare a morire. Per noi era un’altra sporca giornata di lavoro; per loro la fine di tutto.

(Jonathan Littell, Le Benevole)

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