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Jane Campion - "Bright Star"

[UK-Australia-Francia 2009]

La visione di Bright Star doppiato in italiano è un’esperienza particolarmente impoverita, per il modo in cui il film è costruito. Bright Star non si regge sull’esile racconto della relazione amorosa fra John Keats e Fanny Brawne: i due spesso sono separati e i loro incontri non possiedono quella consistenza ed efficacia narrative in grado di dare sostanza e continuità a una storia; gli altri personaggi poi sono poco più che ombre proiettate dai movimenti della coppia. Jane Campion non ha dato all’impasto visivo e sonoro del film la forma estesa di una storia di vita, ma quella di una serie di istanti intensi o rivelatori.

Alla base della sceneggiatura non c’è infatti un testo narrativo: la biografia di Keats scritta da Andrew Motion offre solo l’intelaiatura leggera di un mosaico testuale composto dalle lettere e dalle poesie di Keats. Ed è dalle parole del poeta inglese che emergono le singole sequenze e il film come intero. Non solo i suoi testi sono letti e recitati, entrano nei dialoghi o sono evocati dalle scene. La prosa e la poesia di Keats ritmano anche il procedere del film, facendo da collante sonoro; ma soprattutto danno il senso alla visione.

Così la cura e il rigore pittorico delle inquadrature e delle sequenze (il cui stile ricorda Barry Lyndon di Kubrick) sono interpretabili come l’adesione all’estetica affidata ai versi iniziali di Endymion, che sono letti e commentati più volte nel film: «A thing of beauty is a joy for ever». La costruzione e il ritmo delle scene, come molti riferimenti significativi, si perdono nel doppiaggio: ad esempio, può sfuggire che il sonetto da cui è tratto il titolo del film è recitato in una sequenza ed è rivolto a Fanny Brawne («Bright star» diventa «Stella fulgida»). Bright Star non è però la traduzione visiva dei testi di Keats; sono le immagini e il loro montaggio a dominare le parole; questo film è un lungo commento visivo e sonoro che mostra ciò che la scrittura di Keats non può dire.

Il titolo contiene già un’indicazione preziosa: Bright Star è un film su Fanny Brawne. Destinataria delle lettere e ispiratrice delle poesie di Keats, la giovane donna non è affatto una figura passiva dominata dal poeta e idealizzata dalla sua fantasia creativa. In Bright Star John Keats e Fanny Brawne sono trattati con la stessa serietà. Non meno che per lui, anche per lei le convenzioni letterarie, le norme sociali, di costume e di comportamento dell’ancien régime non orientano più l’agire e il patire, perché hanno perso significato di fronte a un nuovo orizzonte morale e identitario. Nelle azioni e passioni di entrambi i personaggi si incarna l’imperativo che definisce l’etica e l’identità dei moderni: essere se stessi. Fanny Brawne è una proto-stilista: disegna e cuce i capi d’abbigliamento che indossa.

La sua interpretazione della couture è già pienamente moderna: l’abito non deve indicare l’appartenenza a un ceto, ma esprimere la propria personalità. L’interesse di Fanny per la poesia non è in contraddizione, ma in continuità con l’impegno nella confezione dei suoi abiti. Ciò che accomuna la couture e la poesia moderne è l’idea romantica dell’opera d’arte come espressione di sé – e la logica comune sarà quella della moda. L’estetica romantica presuppone un rovesciamento del rapporto fra arte e vita.

La verità e il senso di una poesia (o di un abito) andranno cercati nell’esperienza vissuta del poeta (o dello stilista), nella sua biografia unica e inimitabile. In Bright Star Fanny Brawne è vista così sia come l’alter ego di John Keats, sia come la co-autrice della storia d’amore che trasfigura la biografia del poeta. La figura femminile e la storia di vita che Fanny ha costruito e incarnato donano alla figura di poeta e alla poesia di Keats la qualità morale ed estetica decisiva: l’autenticità. Non è un caso che Bright Star inizi con l’immagine di una mano di Fanny che ricama un disegno su un tessuto bianco.

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Allegoria n.61

La virilità [...] è una nozione eminentemente relazionale, costruita di fronte e per gli altri uomini e contro la femminilità, in una sorta di paura del femminile, e innanzitutto in se stessi.

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile

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