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"A New Literary History of America"

Anna De Biasio

• Anna De Biasio legge A New Literary History of America come estrema emanazione della galassia culturalista, da decenni egemone nell’accademia statunitense. Attraverso un confronto con due recenti Storie della letteratura americana, e in particolare con il paradigma neostoricista, si mettono in luce gli elementi di novità e i limiti di un’operazione storiografica che radicalizza principi come la pluralizzazione degli oggetti di studio e la discontinuità nel loro trattamento, convalidando la fine di ogni tradizionale nozione di “letteratura”.

• Anna De Biasio reads A New Literary History of America as an offshoot of the culturalist formation, which holds a hegemonic position in US academia. Through a comparison with two recent Histories of American literature, and especially with the neo-historicist paradigm, the novelties and limits are highlighted of a historiographic venture that radicalizes principles such as the pluralization of the objects of study and the discontinuity of their treatment, confirming the end of all traditional understanding of the “literary”.

Emanuele Zinato

• Emanuele Zinato dà di A New Literary History of America due opposte letture: una, in termini di critica dell’ideologia, riconduce la nuova opera nell’alveo del postmodernismo; l’altra la valorizza come esempio di storiografia allegorica e immanente. Davanti all’attuale processo di disgregazione e disaffezione della storia letteraria come autocoscienza di una nazione, la provocazione di Sollors e Marcus va comunque raccolta: se una storia letteraria è praticabile, nelle condizioni di non sequenzialità cognitiva e di deperimento della scrittura-lettura, questa dovrà essere infatti interdisciplinare e microsaggistica, costruita dal montaggio e attraverso tagli verticali che congiungano di continuo il passato e il presente per porli in reciproca combustione.

• Emanuele Zinato gives a double reading of A New Literary History of America: first, he analyses its ideology, which he explains as typically Postmodernist; then, he sees this work as an example of an allegorical and immanent historiography. Since a history of literature as the self-consciousness of a nation is no more possible, we have to take into account the work edited by Sollors and Marcus. As controversial as it may be, it suggests a paradigm of an interdisciplinary history of literature, which, being constructed by micro-essays cutting through past and present, can be practiced in a condition of non-sequential cognitivity.

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Allegoria n.62

Per quanto sapessero tutti che in epoche tremende l’uomo non è più artefice del proprio destino e che è il destino del mondo ad arrogarsi il diritto di condannare o concedere la grazia, di portare agli allori o di ridurre in miseria, e persino di trasformare la polvere in lager, tuttavia né il destino del mondo, né la storia, né la collera dello Stato, né battaglie gloriose o ingloriose erano in grado di cambiare coloro che rispondono al nome di uomini; ad attenderli potevano esserci la gloria per le imprese compiute oppure la solitudine, la disperazione, il bisogno, il lager e la morte, ma avrebbero comunque vissuto da uomini e da uomini sarebbero morti, e chi era morto era comunque morto da uomo: è questa la vittoria amara ed eterna degli uomini su tutte le forze possenti e disumane che sempre sono state e sempre saranno nel mondo, su ciò che passa e su ciò che resta.

Vasilij Grossman, Vita e destino

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