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Lutz Seiler - "Il peso del tempo"

[ trad. it. di P. Del Zoppo, Del Vecchio, Roma 2011 ]

Il tavolo di lavoro utilizzato da Seiler per questa raccolta di racconti, pubblicata in Germania dalla Suhrkamp riscuotendo grande favore di critica e di pubblico, non è distante da quello dei suoi libri di poesia che lo hanno rivelato come una delle più valide nuove voci liriche della letteratura tedesca. I nodi che sostengono la sua scrittura in prosa sono gli stessi che emergono in quella in versi: ricognizione scrupolosa e sofferta del paesaggio della memoria; legame tra il proprio vissuto e il perimetro storico della ex-DDR mai fatto scadere a tema da esibire, ma reso consustanziale alla scrittura.

La lingua essenziale delle sue poesie sembra nutrire anche lo stile di questi racconti, vicini alla forma di un memoriale composto per frammenti, attraverso cui i gesti, gli eventi e i luoghi sono presentati con un’impressionante intelligenza percettiva (che l’ottima traduzione di Paola Del Zoppo ha il merito di mantenere pressoché intatta) in grado di saldare assieme la precisa traccia fisica del ricordo e una tensione riflessiva rigorosa. Un’essenzialità che punta all’esattezza e risponde così a un’aderenza morale ai fatti, come si legge in uno dei racconti: «Era solo importante non falsificare nulla, non inventare nulla, o comunque non far prendere il sopravvento all’invenzione, che deve servire a rendere più esatto ciò che si vuole raccontare…».

Il raccontare di Seiler sembra difatti ricondurre alla radice del verbo, è letteralmente un “rendere conto” del passato, affrontando gli sfasamenti del tempo differito della propria memoria. Non c’è però nessuna volontà di risarcimento in questo ricordare e la forza di Seiler sta tutta nell’umiltà di indicare i limiti della sua esperienza e quindi della sua stessa scrittura, assumendosi consapevolmente il peso dell’angolo cieco sempre presente nella visuale sugli eventi, privati e storici; lo fa senza mezzi termini, ma sempre lontano dal cinismo.

Buona parte dei racconti – di impronta autobiografica ma dal tono tutt’altro che intimistico e quasi privi di dialoghi – tracciano una sorta di percorso di formazione dall’infanzia fino alla prima maturità. Seiler, nato nel 1963 in Turingia, prende spunto da eventi minimi della vita di provincia della Germania Est, come ad esempio i primi affetti e inquietudini provati durante la scuola (Il bacio sul cappuccio), un merlo ferito e accudito ma lasciato morire per una dimenticanza (Il merlo della colpa), il rapporto con il padre minatore vissuto attraverso taciturne partite serali a scacchi (L’ultima volta), una storia d’amore del periodo universitario sullo sfondo della città industriale di Halle (Gavroche).

Il mondo della DDR è inquadrato “dal basso”, per interposti oggetti e contesti, nomi, prodotti, atmosfere, odori tipici dell’epoca: il rapporto con la storia è prima di tutto “tattile”, e nel ricordo gli eventi vengono consciamente lasciati intatti e precisi, quasi non elaborati, come se solo in questo modo disarmato potessero non smarrire una loro proposta di verità.

Pur con le loro differenze, tutti i racconti trovano il loro nucleo in un senso di colpa e di mancanza (tanti i frangenti in cui il protagonista manca l’occasione di una parola detta o di un dialogo), il loro soppesare il tempo registra sempre degli scarti e una perdita, storica e individuale: non è un caso che nell’ultimo racconto del libro l’autore, in una Berlino appena riunificata e in ricostruzione, segua da vicino i gesti «puri e compiuti» di un operaio durante la sua pausa pranzo che di lì a poco morirà fulminato; dalla sua morte, come in un passaggio di mano in sottrazione, avrà inizio il primo gesto di scrittore. A questa perdita non si rimedia, sembra indicare Seiler, e non ci si può che affidare alla schiettezza con cui la si registra.

Il titolo originale del libro, Die Zeitwaage (alla lettera «la bilancia del tempo»), lo ribadisce: è il cronocomparatore, lo strumento, presente nell’ultimo racconto, in grado di amplificare, registrare e trascrivere su carta il ticchettio degli orologi, per poterne cogliere con precisione le sfasature del meccanismo.

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Allegoria n.64

«A partire dalla fine del secolo e poi, con forza crescente, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, le contraddizioni materiali a livello planetario sono diventate sempre più acute e sempre più ineludibili […]. Una società che sembrava ormai ignorare il trauma o almeno capace di respingerlo ai margini dell’esperienza quotidiana si trova ormai al centro di colpi e contraccolpi traumatici, di ansie che non riguardano più rischi immaginari (per esempio: di eventuali epidemie) ma fenomeni concreti dell’esistenza, a partire dalla possibilità da parte dei giovani di trovare o di conservare il lavoro». Romano Luperini

Romano Luperini

sommario

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Il tema: la letteratura degli anni Zero

Teoria e critica

Tremila battute