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Mario Lavagetto - "Quel Marcel! Frammenti della biografia di Proust"

[ Einaudi, Torino 2011 ]

Nell’inferno di gelosia della Prigioniera, una scena resta impressa con particolare vivacità. Albertine è in camera sua, intenta a scrivere un biglietto che plachi le ossessioni del suo amante: «Come potete pensare che io sia seccata, e che qualcosa possa divertirmi quanto starvi vicina? Sarà carino uscire due noi insieme, e sarebbe ancora più carino uscire sempre così. Ma insomma, cosa andate mai a pensare! Che Marcel! Che Marcel!».

La traduzione di Giovanni Raboni nasconde solo in parte al lettore italiano Quel Marcel!, l’ambiguo titolo che Mario Lavagetto ha scelto per il suo ultimo libro sulla vita e la letteratura di Marcel Proust. «Questo libro è tutto meno che una biografia»: qualsiasi lettore minimamente acconto di Freud dovrebbe intuire la deliberata tendenziosità dell’incipit di un lavoro in cui i frammenti della vita di uno scrittore sono scandagliati con l’obiettivo di scorgervi riflessi dell’opera maggiore.

Lavorando su indizi davvero minuti, Lavagetto offre una ricostruzione genetica personalissima del capolavoro proustiano, venendo a comporre una “doppia biografia” che coinvolge anche quel materiale critico che lui stesso si era lasciato alle spalle nel corso della sua carriera.

Lettere, fotografie, articoli, saggi, oggetti e robaccia sono dissezionati alla ricerca di quel Je che tra biografia e letteratura non ha mai preso una precisa posizione. Il saggio di Lavagetto colpisce per ampiezza di riferimenti e per cautela metodologica: critico troppo attento per cadere nel più trito biografismo, Lavagetto si mostra a suo agio tra i cimeli della famiglia Proust e dà il meglio di sé nelle analisi degli articoli scritti dall’autore fin da giovanissima età.

I sette capitoli di Quel Marcel! non ricostruiscono, ma seguono i frammenti della vita di Proust concentrandosi in particolare sul principale tema della Recherche: quell’ossessione dello sdoppiamento tra io che osserva ed io osservato. A giudicare dal numero di lettere consultate e citate, Lavagetto preferisce mantenere la prospettiva sull’io che osserva, costruendo una mappa estremamente utile per chi volesse avventurarsi nell’universo proustiano.

In ogni punto in cui il narratore-testimone sembra lasciare intravedere l’autenticità del vissuto, Lavagetto è presente con la sua lente “telescopica” ed aggiunge un indizio alla propria ricostruzione. Quel Marcel! viene a comporre, per volontà del suo stesso autore, una biografia apocrifa e sotterranea in cui narrativa e vita si intrecciano con poche cadute (ancora sull’omosessualità proustiana sulla scorta delle posizioni di Stanza 43) e molti pregi.

In questo saggio sconfinato la scomparsa della madre, letta attraverso gli articoli dedicati al criminale Henri Van Blarenberghe, costituisce il cuore del discorso, là dove vita e capolavoro letterario entrano in cortocircuito. Sotto l’egida di Debenedetti, Girard e Freud, Lavagetto offre al lettore alcune tra le sue migliori pagine: gli articoli proustiani si trasformano in altrettanti specchi riflettenti il senso di colpa alla base della Recherche: «Se l’articolo di Proust suscitò una così profonda impressione, e conserva inalterato il suo impatto […], questo dipende dal fatto che tra le righe si avverte una sorta di subdola, grandiosa, empia e magnanima continuità con l’atto criminale: un’appendice necessaria, una ripetizione insieme programmata e coatta, di un matricidio compiuto non con le armi, ma con “parole come pugnali”».

È solo alla fine del lutto, dopo essere discesi nel regno dei morti, che è possibile iniziare a risolvere e raccontare le intermittenze del proprio cuore.

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Allegoria n.64

«A partire dalla fine del secolo e poi, con forza crescente, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, le contraddizioni materiali a livello planetario sono diventate sempre più acute e sempre più ineludibili […]. Una società che sembrava ormai ignorare il trauma o almeno capace di respingerlo ai margini dell’esperienza quotidiana si trova ormai al centro di colpi e contraccolpi traumatici, di ansie che non riguardano più rischi immaginari (per esempio: di eventuali epidemie) ma fenomeni concreti dell’esistenza, a partire dalla possibilità da parte dei giovani di trovare o di conservare il lavoro». Romano Luperini

Romano Luperini

sommario

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Il tema: la letteratura degli anni Zero

Teoria e critica

Tremila battute