Informativa sull'utilizzo dei cookie

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Accetto

Studi postcoloniali e neocolonizzazione

(intervista a cura di Daniele Balicco)

Daniele Balicco: Per iniziare la nostra conversazione le chiederei un giudizio sull’impatto dell’opera di Said sulla cultura araba contemporanea.

Biancamaria Scarcia: La mia opinione sull’impatto dell’opera di Edward Said nel mondo arabo parte da una premessa. Esiste ormai una ricca bibliografia sul lavoro teorico di Said, una bibliografia importante con cui tuttavia raramente mi trovo in sintonia perché personalmente imposto il problema Said in tutt’altra maniera. Io lessi Orientalismo all’Istituto di Studi Palestinesi a Beirut, quando non era ancora stato pubblicato. Va detto che in quegli anni, parlo della fine degli anni ’70, non era ancora così chiaro ed esplicito, nella critica letteraria e nella storiografia, un problema che invece è molto chiaro adesso. Intendo la dipendenza totale dalla produzione teorica statunitense nel veicolare e mediare gerarchie di questioni e grandi personaggi.

Pur ammettendo tutta la buona volontà del personaggio, io credo che “l’operazione Said” non abbia favorito lo sviluppo nel mondo arabo di un pensiero critico autonomo. Possiamo dire lo stesso, restando a questi ultimi anni, del successo del pensiero di Gramsci, soprattutto fra gli arabi palestinesi. Non sarebbe corretto negare la vivacità di questa riscoperta e tuttavia non può neppure essere considerato irrilevante il fatto che il loro è un Gramsci letto in inglese e interpretato attraverso modelli ermeneutici statunitensi.

Questa condizione di dipendenza impedisce due cose importanti: anzitutto, l’emergere di una rielaborazione teorica autonoma dall’interno del mondo arabo, perché i mediatori sono tutti esterni e tutti appartenenti alla medesima area culturale e linguistica; in seconda battuta, ma è in realtà il problema centrale, questa condizione impedisce la conoscenza diretta dei testi. Una volta era un’idea condivisa, oggi non più e quindi dobbiamo ripeterla in continuazione: ogni traduzione è un’interpretazione. Ogni traduzione è una mediazione culturale.

Mi sembra evidente che leggere Gramsci in italiano o su una traduzione araba, ma filologicamente accurata e basata sul testo originale, non è la stessa cosa che leggere Gramsci in inglese o su una traduzione basata su una versione inglese. Questo per me è un punto dirimente.

Documento senza titolo

Scarica l'articolo completo

Articolo completo

Fai clic sull'icona del file a lato per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Acquista questo articolo

Per acquistare solo questo articolo, fai clic sul pulsante e sarai reindirizzato sul sito Casalini nel quale potrai effettuare l'acquisto e scaricare il singolo articolo.

Abbonati alla rivista

Se vuoi abbonarti, o vuoi regalare l'abbonamento alla rivista per un anno, fai clic sul pulsante e sarai reindirizzato sul sito Palumboeditore dove potrai richiedere l'abbonamento.

allegoria67

Allegoria n.67

Academics have lost touch with the, shall we say, existential density of real human life, and they talk in these jargons.

E.W. Said, Wild Orchids and Trotsky:
Messages from American Universities

sommario

Di seguito è disponibile l'indice completo del numero diviso per le sezioni tematiche della rivista.
Fai clic su un titolo di sezione per espandere l'indice degli articoli contenuti.

Il tema: Lotta politica e riflessione estetica in Edward W. Said

Il presente

Canone contemporaneo

Tremila battute

Repliche