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Arturo Mazzarella - "La grande rete della scrittura. La letteratura dopo la rivoluzione digitale"

[Bollati Boringhieri, Torino 2008]

Diviso in tre capitoli, il primo sui rapporti tra universo digitale e universo letterario, il secondo sulle forme della narrativa contemporanea e il terzo sul rapporto tra libro e mondo, il saggio si articola intorno a una tesi forte: (1) di fronte all’avanzata dei nuovi media «la letteratura sembra, oramai, aver compiuto il suo ultimo giro di boa», però (2) gli scrittori più recenti «hanno scompaginato profondamente la configurazione del libro […] sempre più simile, oramai, a una cornice nella quale rientrano tutti gli altri circuiti mediatici», quindi (3) «salvaguardare queste oscillazioni è compito della letteratura ». Con un sillogismo dallo scatto in avanti (a. la letteratura è morta, b. la letteratura è uguale ai media, c. i media sono morti, quindi d. non resta che la letteratura) Mazzarella ha risolto il problema che assilla letterati, scrittori e critici: che fine farà la letteratura dopo la rivoluzione digitale?

L’antihegeliano Mazzarella, che cita a tutto spiano Wittgenstein, Deleuze, McLuhan e de Kerckhove, trova la risposta nella filosofia della storia: il polo negativo (la letteratura, obsoleta, trita e ripetitiva) e il polo positivo (la tecnologia, artificiale, virtuale e creativa) si risolvono nella sintesi, che li include entrambi. Il futuro è dentro il passato, per antitesi. Nel capitolo centrale del libro Mazzarella provvede, bachtinianamente, a definire il cronotopo della nuova narrativa: tempo e spazio sono stati lacerati, presi dal vortice della virtualità dove «niente è vero e niente è falso».

Costruito un canone di «arditi esploratori » (da Nabokov e Calvino fino a Dürrenmatt, Manganelli e Volponi), che ci hanno insegnato «che la scrittura letteraria è un campo di problemi, all’interno del quale non valgono le risposte, ma le domande sollevate», l’autore s’impegna a cercare in un altro canone (di nuovo Calvino, più Celati, Tondelli, Ballard, Kundera, DeLillo, Amis, Marías, Ellis e Houellebecq), gli effetti virtuali della scrittura letteraria: libertà di movimento del punto di vista, dissolvimento – e ricostituzione – della dimensione temporale, compresenza e vacuità degli spazi. Jameson non è mai citato, ma siamo di fronte a un manifesto del postmoderno in letteratura. I capitoli I e III, tuttavia, insistono solo sull’opposizione tra vecchio e nuovo, imitazione e invenzione, ripetizione e creatività.

Contrapponendo la scrittura, intesa come prassi creativa, alla Letteratura con la L maiuscola, custodita nelle aule della scuola e dell’università, Mazzarella si scaglia contro le «arcigne sentinelle della tradizione umanistica», con indiscutibili vantaggi: rileggere i classici, tutti i classici, all’insegna della virtualità, della finzione e della contaminazione; far uscire l’universo letterario dai domini dell’etica e dell’estetica nel nome della prassi; allargare il concetto di letteratura senza le troppe e inutili griglie di tanta manualistica scolastica; ma col rischio di appiattire lo studio e la lettura dei classici su un movimento stantio e meccanico, salvo poi affermare più avanti che l’estensione dell’immagine del testo ideale come contenitore di reti multiple dal computer alla letteratura andrà affidata «almeno a quelle tipologie di scrittura impegnate nel serrato corpo a corpo con la tradizione ».

Un libro che si proponeva di celebrare la rivoluzione contro la tradizione, la scrittura contro la letteratura e il postmoderno contro il romanticismo si candida infine a fondare un nuovo canone (gli autori da leggere oggi), a campione della definizione di un paradigma (l’unica idea possibile di letteratura oggi) e autorità istituzionale di riferimento (fino a stabilire il «compito» della letteratura oggi). Guida dei giovani, Mazzarella, quite cool. Si pensi al tic linguistico, segno che smaschera il senso, delle prime due citazioni, quell’«oramai» vezzosissimo che contiene il culto del presente (ora) e l’ambizione all’assoluto (mai). Immersione nel contemporaneo o tensione verso la regola? Qui, nella fecondità della contraddizione, bisognerà cercare il pregio del libro.