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"Tirature ’10. Il New Italian Realism"

[a cura di V. Spinazzola, il Saggiatore, Milano 2010]

Richiamando polemicamente la troppo citata formula del New Italian Epic, l’ultimo numero di Tirature si apre con la difesa della tesi del ritorno alla realtà nella produzione libraria nazionale del 2009, tra fiction, para e peri-fiction. Nella grafica di copertina, Il New Italian Realism del titolo s’incrocia addirittura con la traduzione provocatoriamente imperfetta di ‘neorealismo’. L’annuario curato da Vittorio Spinazzola si posiziona, dunque, in modo netto, all’interno del dibattito sul nuovo impegno letterario italiano, collocandosi in sintonia con le ipotesi proposte in passato anche da «Allegoria».

Pur nella consueta varietà degli interventi interni, non tutti focalizzati intorno al tema che dà il titolo al volume, ma, al contrario, tesi a fotografare le molte facce del caotico e ipertrofico mercato letterario, il prezioso strumento di ricognizione sceglie, quest’anno, la linea di una condivisibile presa di posizione, che valorizza il rilievo dei prodotti dedicati alle rappresentazioni della contemporaneità, soprattutto delle sue sfere più drammatiche, e a un’idea di scrittura volutamente antispecialistica. Il trend sarebbe stato inaugurato dal «grande rilancio della realisticità» operato dall’«evento librario più importante di questa alba del nuovo millennio »: Gomorra di Roberto Saviano.

 Nell’editoriale, Vittorio Spinazzola non manca di rilevare che, nonostante l’evidenza del nuovo clima, «di un ritorno al realismo o del realismo non si parla, non si deve parlare». Nel prospettare il quadro di una vasta produzione tornata a fare i conti con «lo stato delle cose presenti», lo studioso non può non registrare anche le circolanti resistenze nei confronti del termine stesso di realismo, «demonizzato ideologicamente […] per il buon motivo che reca in sé un proposito di comunicazione agevole, attraverso un sistema di regole compositive d’indole non esoterica» (pp. 11-12). Molti saggi compresi nel volume ritornano su questo tema, confermando, come ogni anno, l’ottima qualità di un lavoro di gruppo ben concertato.

Fra i tanti pregevoli interventi, non potendo fare di più, vorremmo segnalare almeno quello di Giuseppe Gallo intitolato L’importanza del passaparola (Gallo è qui autore anche di un altro saggio, dal titolo Berlusconi in libreria), che punta su un’ipotesi spiazzante: i successi letterari più recenti non sarebbero più condizionati dalle leggi del marketing editoriale, e, anzi, si sottrarrebbero in modo imprevedibile a ogni strategia commerciale. Se ne può dedurre che lo stesso marketing sia in crisi, e che il libro abbia ritrovato la possibilità di conquistare con forze proprie il pubblico.

Che si condivida o meno questa tesi, il numero del 2010 sembra rivelare un certo circolante ottimismo, e forse, in tal senso, nascondere una correlazione molto stretta tra la tendenza (neo)realista posta in primo piano e il ritratto di un’industria editoriale meno dittatorialmente monolitica rispetto al passato. Pur a fronte di tanti pregi, il volume presenta anche qualche curiosa zona d’ombra. Proprio nel già citato articolo di Spinazzola, per esempio, leggiamo una sorprendente definizione di Gomorra, le cui inchieste trascinerebbero «il lettore in una sorta di ultrarealtà cronistorica, che sfida l’immaginazione più sfrenata» (p. 13). A noi non sembra che ciò accada. Né sapremmo conciliare il New Italian Realism con l’idea di pratiche fantastiche a briglia sciolta.