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Francesco M. Cataluccio, "Che fine faranno i libri?"

[Nottetempo, Roma 2010]

I libri hanno i giorni contati, o meglio gli anni. Scompariranno lentamente, ma inesorabilmente. Lo sostiene in un breve saggio Cataluccio, che di libri dovrebbe intendersi dato che ha diretto la Bruno Mondadori e la Bollati Boringhieri. La profezia è: «Ci sarà ovviamente un periodo intermedio in cui i due sistemi librari (analogico e digitale) convivranno. A coloro che hanno oggi più di quindici anni piacerà continuare a maneggiare anche i libri cartacei » (p. 13). Tutti gli altri sceglieranno l’elettronica. Noi bibliomani avevamo detto con supposta tranquillità che i libri cartacei sarebbero sopravvissuti finché non avremo potuto portarci a letto il PC: il momento è arrivato! Si chiama Kindle, lo ha prodotto una società di gadget tecnologici, ma è stato messo in vendita dal «più grande venditore di libri del mondo: Amazon». Misura 20 x 12 centimetri ed è spesso 9 millimetri, più maneggevole della rivista che avete tra le mani.

Ha la stessa luminosità della carta. Il tablet della Apple, ancora più accattivante nel design, ha incrementato ancora di più la diffusione dei libri elettronici. Amazon ha già digitalizzato e messo in vendita on line 250.000 tra romanzi ed altre opere letterarie. Google ha già creato una biblioteca digitale di 10 milioni di volumi. Questo ha creato già la protesta di tutti gli altri competitors (Amazon, Microsoft, Yahoo), che temono «la costituzione di un monopolio della distribuzione digitale» (p. 27). La cosa inevitabilmente sfocerà nella costituzione di una specifica «authority ». Secondo l’autore l’immissione massiva sul mercato dei lettori elettronici, capaci anche di leggere i libri per i più pigri e per i non vedenti, muniti di una tastiera per prendere appunti o cercare parole specifiche nel testo e di un vocabolario di 250.000 lemmi, produrrà una rivoluzione dell’editoria come quella che l’iPod ha prodotto nella produzione di CD.

«La nuova editoria (elettronica) diverrà un’industria più semplice rispetto a quella odierna (in crisi). Sarà basata su una produzione più artigianale e gestita da pochi addetti» (p. 14), senza bisogno di sistemi gestionali sofisticati e «parassitari», con costi economici ridotti e con la possibilità dei consumatori di «diventare parte attiva della produzione » (p. 15). Sarà una caratteristica del «nostro mondo ipermoderno». Gli editori continueranno a esistere con capacità maggiore di selezionare le opere da produrre, prevalendo sugli autori, come accade già per l’editoria scolastica. Gli autori continueranno a produrre i contenuti, però i loro testi saranno sempre più “aperti” attraverso gli ipertesti e lo stesso concetto di copyright sarà ancora più in crisi di oggi. I traduttori continueranno a essere fondamentali come mediatori tra lingue e culture, come redattori e impaginatori, perché i testi dovranno essere meglio curati.

Meno conteranno i grafici per le copertine colorate, che servono oggi ad attrarre l’attenzione del compratore in libreria: i libri elettronici saranno sobri e la creatività grafica andrà indirizzata agli ipertesti. Gli stampatori spariranno e ogni amante della carta potrà stamparsi il suo libro da sé; stesso destino per i promotori, i distributori e i magazzini: tutto questo sarà virtuale. Le librerie sopravvivranno solo nel periodo intermedio in cui circoleranno ancora i libri cartacei o per quelle edizioni di pregio (ad es. i libri d’arte) per cui la carta sarà ancora necessaria. Cataluccio cita Barthes per dire che questo processo desacralizza ulteriormente la letteratura e sancisce la fine definitiva del «mito dello scrittore depositario di tutti i valori superiori» (p. 33).

È una facile profezia su questa rivista: il processo della proletarizzazione degli intellettuali ha percorso tutto il Novecento e la terza rivoluzione industriale delle macchine elettroniche lo ha portato fino in fondo. L’impossibilità a difendere il copyright nella rete (fin da oggi) non è che l’epifenomeno di tale processo. Ma siccome i nostalgici della carta stampata non si rassegnano, Cataluccio pubblica in appendice la storia della biblioteca di suo padre.