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Paolo Zanotti - "Dopo il primato. La letteratura francese dal 1968 a oggi"

[ Laterza, Roma-Bari 2011 ]

La critica francese ha sempre manifestato un certo scetticismo nei confronti di un’intensa storicizzazione, tanto più quando volta ad indagare fenomeni artistici contemporanei o molto recenti. Questo lo si vede chiaramente (è lo stesso Zanotti a rimarcarlo) sfogliando le antologie poetiche, sempre propense ad accogliere centinaia di autori, scarsamente contestualizzati e sobriamente introdotti, anche se lo stesso discorso può essere verificato per quanto concerne la narrativa.

E tuttavia Dopo il primato è scritto da un italiano, appartenente ad una cultura che della “storia letteraria” ha fatto uno dei suoi generi principali, e più in generale dell’operazione di storicizzare, canonizzare e selezionare il suo costume abituale. Ebbene il libro di Zanotti sembra essere proprio una forma di compromesso, alto e ben riuscito, tra antologismo di marca francese e storicismo di impostazione italiana.

L’operazione, per quanto rischi di far perdere il lettore in una selva di nomi non sempre districabile (ma è anche il pregio del volume: ossia una certa tensione all’esaustività), riesce grazie all’impostazione di fondo del libro. Merito di Zanotti è infatti quello di non limitarsi, in questa sua ricostruzione della narrativa francese dal 1968 ad oggi, al solo campo letterario, ma di far interagire quest’ultimo con le più significative correnti filosofiche che hanno agitato la seconda metà del XX secolo (Sartre, e poi Foucault, Derrida, Lévy, ecc.), con il contesto socio-politico, con la situazione economico-editoriale. Del resto la comprensione del contesto francese richiede un atteggiamento volto a sondare nella sua interezza e complessità la società nella quale il romanzo nasce, prospera e si diffonde: almeno fino all’era Sarkozy infatti la letteratura e la cultura in generale hanno un prestigio tale, da modellare la fisionomia della collettività e da influenzare le scelte della classe politica dirigente.

È ricorrendo a questi strumenti che Zanotti riesce a suddividere il periodo che intercorre tra il 1968, vero spartiacque del secondo Novecento francese (e ultima rivoluzione di una nazione che ha sempre vissuto le proprie rivolte come momenti fondativi), e il 2011 in tre grandi fasi. La prima è quella si chiude con il 1980 (nell’80 muoiono Sartre e Barthes, nell’81 Mitterand sale al potere) ed è caratterizzata da un furore saggistico, ben sintetizzato nella formula del «tout théorique»: sono gli anni in cui gli intellettuali rifuggono lo specialismo per porsi come pensatori totali, e in cui l’avanguardia è ancora mainstream, la sessualità come tema scandaloso si impone (si pensi a Emmanuelle del 1974) e al tempo stesso, sempre in linea con una sperimentazione costante, si fa largo la letteratura di genere come il polar (Manchette) e il fumetto (significativi sono i rimandi alla rivista «Métal Hurlant»), così come, forse anche sulla scia di Lejeune, si assiste ad un “ritorno dell’io”, coniugato con un’attenzione nuova all’infra-ordinario (nel 1978 esce Vie mode d’emploi di Perec, autore al quale Zanotti accorda un’importanza strategica).

Tra il 1980 (anno immediatamente successivo alla pubblicazione de La Condition postmoderne di Lyotard) e il 1994 il saggismo imperante lascia il passo ad intellettuali più legati a problemi specifici (insomma distanti da un atteggiamento sartriano), e la narrativa ripiega sulla fiction biographique e sull’autofiction, «uno dei principali filoni della via francese al postmoderno» (p. 149), anche nella sua versione, particolarmente fortunata, di “Aids novel”.

Infine dal 1994 ad oggi il panorama si presenta particolarmente frastagliato, con una dominante di écriture blanche, un rigoglio di letteratura francofona (rappresentata esemplarmente dall’ivoriano Kourouma) e da esperienze che testimoniano il ritorno al romanzo lungo, capace di confrontarsi con la realtà circostante, come Les Particules élémentaires di Houellebecq o Les Bienveillantes di Littell: opere che testimoniano come la narrativa, anche “dopo il primato”, sia ancora particolarmente viva nella cultura e nella società francesi.