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"L’amata. Lettere di e a Elsa Morante"

[a cura di D. Morante con la collaborazione di G. Zagra, Einaudi, Torino 2012]

Da lungo tempo annunciate, sono finalmente state pubblicate nell’ottobre 2012 le Lettere di e a Elsa Morante che compongono il volume L’amata, curato dal nipote ed erede Daniele Morante con la collaborazione di Giuliana Zagra: 596 documenti epistolari che, sebbene frutto di una corrispondenza irregolare, vede coinvolte in uno scambio ad alto tasso intellettuale ed emotivo con Morante alcune delle principali personalità del secondo Novecento italiano (Moravia, Calvino, Debenedetti, Landolfi, Parise, Pasolini, Natalia Ginzburg, Eleonor Fini, nonché De Filippo, Saba, Fortini, la generazione dei giovani intellettuali degli anni Settanta…), ma anche amici, conoscenti e ammiratori meno blasonati.

Indubbi sono i meriti del generoso lavoro svolto da Daniele Morante, alle prese con circa 5500 fra «lettere, cartoline e comunicazioni scritte» (p. VII), fortemente sbilanciate, peraltro, sul versante dei corrispondenti, tanto più che di molte minute morantiane ritrovate e qui trascritte non si sa se siano state effettivamente trasformate in lettere spedite ai destinatari; c’è da dire, tuttavia, che non ogni tassello dell’organizzazione del volume convince appieno. Innanzitutto, in conformità all’intenzione di conferire all’epistolario il valore di un’orientata «fonte biografica» (p. XI) – e tanto più orientata se si pensa che si è selezionato poco più di un decimo dell’archivio disponibile, lasciando fuori sia la corrispondenza di carattere commerciale ed editoriale che quella più genericamente ritenuta non «significativa » (p. XIX) –, i documenti sono stati distribuiti in quattro capitoli («…1940», «1941-1957», «1958- 1974», «1975-1985») preceduti, sul modello della Storia, da una cronologia della biografia morantiana. Sennonché, non solo su di essi aleggia la consapevolezza che «ogni periodizzazione del continuum temporale è arbitraria» (p. VIII), ma nemmeno è stata sempre rispettata la scansione temporale, con deroghe che, per quanto dichiarate nell’Introduzione, rendono più dispersiva la lettura; inoltre, in ogni capitolo, a lato dei vari carteggi nominali, è presente una corrispondenza varia che rivela un ordinamento un po’ ondivago e accoglie anche alcune missive di personaggi cui pure è dedicata a una sezione a sé.

Soprattutto, con un simile disegno strutturale, reso esplicito nella trama e nel sistema dei personaggi dal finale Commento epistolare alla vita di Elsa Morante, il volume rischia di trasformarsi in una «festa dell’intelligenza e dell’amore» (Gianni Venturi, 11/6/1973) in cui il secondo aspetto, più esistenziale, prende il sopravvento sul primo, più letterario, specie di fronte al predominante sentimento di gratitudine che attraversa le parole dei tanti che a Elsa si rivolgono e a cui essa, pur a fronte di una progressiva riluttanza allo scrivere lettere, risponde sul crinale di un inappagabile, ancora prima che inappagato, desiderio di affetto, stima e vita. Se così fosse, sembrerebbe di compiere, leggendo L’amata, non molto più che un gesto di indiscrezione, considerando poi che la stessa Morante ci teneva a ribadire che «le comunicazioni per lettera fra due persone si mandano chiuse […]. A meno che non si preferisca fare effetto sul portiere o sul fattorino…» (10/3/1971). Allora, per evitare l’impressione di stare aprendo le buste di una corrispondenza privata e restituire, invece, senso critico all’intera operazione, si tratterà di inglobare l’intelligenza nell’amore: in primo luogo, si dovranno individuare, sulla scia di quanto fatto da Zagra nelle note che accompagnano i capitoli, ulteriori rapporti intertestuali tra la scrittura privata e l’opera; più in profondità, poi, proprio queste lettere così personali serviranno a ricostruire il background della distinzione operata da Morante tra scrittori e letterati, nella quale solo ai primi è riconosciuta la capacità di indagare le relazioni umane nel mondo, e della costante rivendicazione, con ciò, del realismo della propria scrittura.