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Robert Musil - "Il redentore" (2013)

[a cura di W. Fanta, trad. it. di A. Vigliani, introduzione di L. Reitani, Marsilio, Venezia 2013]

Benché la critica abbia mostrato come Musil non sia da considerarsi autore unius libri, è però corretto affermare che lo scrittore austriaco dedicò tutta la sua esistenza alla redazione dell’Uomo senza qualità, i cui primi progetti risalgono addirittura al 1900. Alla morte dell’autore, nel 1941, il lascito relativo al capolavoro incompiuto, che includeva bozze e appunti per la conclusione della terza parte e la redazione della quarta, nonché stesure e abbozzi preliminari, comprendeva diecimila pagine manoscritte. Recente punto di approdo della complessa e intricata filologia musiliana è l’edizione digitale delle opere, portata a termine nel 2009 da un gruppo di lavoro dell’università di Klagenfurt coordinato da Walter Fanta.

Il presente volume si basa appunto sul testo ricostruito da Regina Schaunig per l’edizione digitale e, come spiega Luigi Reitani nella puntuale introduzione, presenta un «testo narrativo rimasto incompiuto e frammentario, databile al 1921- 22, che rappresenta una delle versioni preliminari dell’Uomo senza qualità». Sebbene si tratti di un testo ancora assai grezzo, connotato dal gusto per la deformazione caricaturale e non ancora pervaso dalla celebre ironia musiliana, esso presenta tuttavia un intreccio piuttosto sviluppato, animato dai personaggi principali che il lettore conosce già dalla lettura dell’Uomo senza qualità. Il protagonista non si chiama Ulrich, bensì Anders (l’‘altro’) a rimarcare la natura anticonformista del personaggio e non ha ancora la qualifica di “uomo senza qualità”, che Musil gli attribuirà solamente nel 1927.

L’epiteto di “redentore” allude, invece, alle speranze di rinnovamento che animavano la vita spirituale e culturale europea intorno agli anni Dieci e su cui si appunteranno nel capitolo 108 dell’Uomo senza qualità le riflessioni sarcastiche del generale Stumm von Bordwehr. Personaggio radicato sin dall’inizio nel progetto musiliano è il criminale sessuale Moosbrugger, enigmatica figura “al di là del bene e del male”, alla cui base sta il pensiero di Nietzsche, in particolare le riflessioni del filosofo vòlte a demolire la libertà del volere e a condannare la natura ipocrita della morale convenzionale. In questa prima stesura, il lettore assiste anche al tentativo di liberare Moosbrugger dal manicomio e alla sua esecuzione, episodi entrambi assenti dall’Uomo senza qualità.

Lo stesso protagonista presenta del resto tratti spiccatamente anarchici e nietzscheani; disprezza la bontà di Valerie e Diotima, rifiuta il senso del dovere paterno (nel romanzo Ulrich parlerà dei «cattivi Buoni») e si macchia di azioni criminali: falsifica il testamento del padre a danno del marito di Agathe e commette con la sorella quell’incesto che nel romanzo è sempre rimandato e mai esplicitamente narrato. Come osserva Walter Fanta nella densa postfazione, l’insistenza su di una sessualità cruda e violenta, l’esibizione degli impulsi sadici e criminali del protagonista e la propensione per la deformazione grottesca consentono di ricondurre il Redentore nell’alveo delle avanguardie espressioniste (cui allude indirettamente anche il quadro di George Grosz, opportunamente scelto per la copertina del volume) e determinano un inquadramento storico e stilistico completamente diverso da quello dell’Uomo senza qualità; rispetto ad esso, conclude Fanta, il Redentore si configura non solo come uno stadio preparatorio, ma anche, potenzialmente, come «un’alternativa sovversiva, il fantasma di un’opera incompiuta ».

Il volume, corredato di estesi e accurati apparati critici, costituisce un importante tassello per la comprensione della genesi del capolavoro musiliano e si colloca autorevolmente nell’illustre tradizione di studi su Musil che ha connotato la germanistica e il dibattito culturale italiani sin dai primi anni Sessanta.