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Alba de Céspedes - "Romanzi"

[ a cura e con un saggio introduttivo di M. Zancan, Mondadori, Milano 2011 ]

La pubblicazione dei Romanzi della scrittrice italocubana Alba de Céspedes (1911-1997) curata da Marina Zancan per «I Meridiani» Mondadori ha il merito di recuperare all’attenzione di studiosi e lettori una produzione narrativa su cui grava ormai da decenni un lungo silenzio.

Lungi dal rappresentare un tardivo risarcimento nei confronti di una scrittrice che, pure, ha riscosso un significativo successo di pubblico e di critica tra gli anni Trenta e Settanta del Novecento, l’iniziativa promuove una complessa operazione di revisione di un canone ancora percepito come monolitico e immutabile. In questa più ampia prospettiva, il volume rende dunque esaurientemente conto di una serie di questioni che riguardano non solo la scrittura ma anche la significatività della presenza intellettuale di Alba de Céspedes nel panorama italiano e internazionale.

L’ampia Introduzione della curatrice delinea infatti il ritratto di una protagonista della scena letteraria impegnata su più fronti – narrativa, poesia, giornalismo, cinematografia e teatro –, sempre in prima linea anche nell’attività di promozione della sua produzione, come prova l’importante rapporto epistolare con Arnoldo Mondadori.

I cinque romanzi inclusi nel volume rappresentano il nucleo di una produzione caratterizzata da una netta cesura tra gli anni romani (1934-67) e quelli parigini (1967-1997), la cui analisi è condotta da Marina Zancan alla luce di alcune strutture portanti: la memoria, l’autobiografismo, i diari come «specchi di carta», il «grande tema della scrittura» quale forma espressiva di una soggettività storicamente e sessualmente connotata, centrale anche nelle annotazioni presenti nei quaderni.

Si inizia con la vicenda corale narrata in Nessuno torna indietro (1938) per poi passare alla novità di un io narrante esplicitato dal flusso memoriale (Dalla parte di lei, 1948) sino a Quaderno proibito (1952), che declina il tema della solitudine in una scrittura che è insieme espressione di una vicenda personale e storia collettiva. In coincidenza col definitivo trasferimento a Parigi matura una fase più dichiaratamente sperimentale.

Alla ricerca di un rapporto con la scrittura che incarni il diverso contesto sociale e culturale, de Céspedes pubblica infatti dapprima in francese (Sans autre lieu que la nuit, 1973) poi in italiano Nel buio della notte (1976): una forma-romanzo destrutturata in cui frammentarietà e sovrapposizione temporale creano consonanza tra le molteplici voci parlanti in una notte parigina del ’68.

Monica Cristina Storini offre infine una sapiente selezione del romanzo cubano incompiuto e inedito Con grande amore, un ingente corpus di materiali raccolti dal ’39 al ’67 e rielaborati sino alla morte: pagine in cui la continuità tra storia familiare e storia di un popolo – la guerra di indipendenza guidata dal nonno della scrittrice e la rivoluzione guidata da Castro – crea un rapporto tra il prima e il dopo di grande vigore.

L’ampia e dettagliata Cronologia rende un profilo completo delle vicende biografiche e della rete di connessioni intellettuali della scrittrice, mentre le Notizie sui testi (a cura di Sabina Ciminari, Laura Di Nicola, Monica Cristina Storini e la stessa Marina Zancan) ripercorrono nel dettaglio le vicende critiche e di pubblico di ciascun romanzo attingendo a quello straordinario strumento rappresentato dall’Archivio de Céspedes, attualmente collocato presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, e ai materiali documentari conservati presso altre istituzioni.

Chiude il volume l’accurata Bibliografia delle opere e della critica curata da Laura Di Nicola, uno strumento prezioso per orientarsi all’interno di una attività letteraria di portata internazionale che ha al suo attivo un centinaio di traduzioni in almeno venti paesi.

allegoria74

«Natale Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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Tremila battute