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Ugo Fracassa: "Per Emilio Villa. 4 referti tardivi"

[ Lithos, Roma 2014 ]

In occasione del centenario della nascita del poeta lombardo, Ugo Fracassa ha raccolto per Lithos i suoi interventi su Emilio Villa, già pubblicati tra il 1994 ed il 2014 in sedi come «Gradiva» (16, SpringSummer 1997) o Emilio Villa. Segnare un secolo (DeriveApprodi, 2007). I quattro referti tardivi proposti dallo studioso offrono un quadro in movimento del poeta di Affori, indagato a partire da documenti rari o laterali, ma inquadrato in alcune delle questioni più urgenti e centrali della sua personalità e multiforme presenza poetica. Si accompagnano ai saggi reperti d’archivio ed altri testi, riprodotti o riportati per intero.

Il saggio intitolato Villa in Ytalya (pp. 15-26) ragiona su alcune lettere destinate a Carlo Betocchi e Gianfranco Contini, quest’ultimo destinatario anche di un promemoria verbovisivo, un chiasmo con inserti in greco antico e latino; L’ordine o la foga si sofferma su alcuni scritti d’arte; Versi fuori stagione lavora su una serie poetica oggi confluita nel volume L’opera poetica a cura di Cecilia Bello Minciacchi (L’orma, 2014); infine, Luogo, senso e/o impulso. Una lettura inedita recupera alcuni documenti della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia a partire dai quali si calibrano (fra anticipazioni e possibili parodie) le consonanze di una prossimità negli anni Sessanta-Settanta alle aggiornate teorie strutturaliste sul senso.

Un breve viaggio, animato a cadenza più o meno fissa dalla voce del poeta stesso, e dai lampi della sua biografia estravagante, percorsa in lungo e in largo, a partire da un esordio che diede «miraggio di ermeticità» (p. 39). Dal dettaglio dei suoi referti, Fracassa risale all’universale di una incomunicabilità consumata già nei primi anni del secondo dopoguerra: «In altre prole, Emilio Villa, all’altezza di Oramai (1947), ha prodotto il massimo quanto vano sforzo di assimilazione ad una realtà culturale e a un consorzio intellettuale […] al quale tuttavia resta costituzionalmente irriducibile». Ciò che sembra suggerire l’autore è che la poesia di Villa sia una lunga esperienza dell’identità, una ricerca, non priva di debolezze o afasie, che deve essere collegata ai nomi maggiori, nonché ai passaggi più lineari del secolo scorso.

Decostruendo la decostruzione villiana, Fracassa lavora nella direzione duplice di una definizione in termini del poeta “invisibile”, la cui sagoma si rende riconoscibile solo e contrario, fra le pieghe dell’ultima tradizione, ricorrendo appunto a materiali «eminentemente occasionali […] presto rimessi ad un felice destino di dispersione» (p. 39). Proprio la dispersione sembra il fattore costitutivo più originale di questo poeta, se non l’unica ratio, l’impronta inconfondibile posta a sigillo di un’opera finalmente recuperata con chiarezza di riferimenti, un motivo ossessivo che fa da contraltare alle altre “esagerazioni” autoriali: «La dismisura è la regola per Villa ma non per questo egli è in balia del proprio impeto lalico che d’altra parte governa con mano sicura e nel quale è capace di intercalare piane dichiarazioni di metodo» (p. 44).

allegoria80

Solo la letteratura poteva mettere a nudo il gioco della trasgressione della legge – senza la quale la legge non avrebbe fine – indipendentemente da un ordine da creare. La letteratura non si può assumere il compito di dare ordine alla necessità collettiva. Non le conviene concludere: «quello che ho detto ci impegna al rispetto fondamentale delle leggi della città»; oppure, come fa il cristianesimo: «quello che ho detto (la tragedia del Vangelo) ci impegna nella via del Bene» (cioè, di fatto, della ragione). La letteratura è anche, come la trasgressione della legge morale, un pericolo. 

Essendo inorganica, è irresponsabile. Niente poggia su di essa. Può dire tutto.

Georges Bataille, La letteratura e il male 

 

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