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Il tema dell’alcol in Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu

Il saggio muove dallo studio quantitativo e qualitativo del tema ricorrente dell’alcol nel libro di Emilio Lussu sulla Grande Guerra, che viene individuato come trans-genere. La ricorrenza del tema fa dell’enorme uso storico delle bevande alcoliche durante la prima guerra mondiale, di cui Lussu fu testimone, una metafora prolungata dell’insensatezza della guerra e, attraverso il significato dell’alcol come una delle merci per eccellenza della modernità, un’allegoria. Attraverso la citazione di Baudelaire, Lussu connette la guerra alla vita alienata della modernità e al suo senso disumano, meccanico e ripetitivo. Infine il saggio mette in discussione il concetto di coscienza nazionale italiana, che sarebbe nata nelle trincee, e definisce la Grande Guerra come una grande sbornia collettiva che sbocca nel fascismo.

 

The essay moves from a quantitative and qualitative study of the recurring theme of alcohol in Emilio Lussu’s book on the Great War, which is identified as a trans-genre. The recurrence of the theme turns the enormous historical use of alcoholic beverages during the First World War, of which Lussu witnessed, into a prolonged metaphor of senselessness of the war and, through the significance of alcohol as one of the goods par excellence of modernity, into an allegory as well. By Baudelaire quote, Lussu connects the war to alienated modern life and its inhumane, mechanical and repetitive pace. Finally, the essay puts into question the concept of Italian national consciousness, assumed to be born in the trenches by historians and critics of World War I in Italy, and defines the Great War as a great collective drunkenness that flows into fascism.

allegoria75

  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

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