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Introduzione

È difficile riassumere l’opera di Pierre Bourdieu in un’unica formula. Chi è costretto a farlo, selezionando una chiave di lettura, mostra quanto sia divaricata nei diversi contesti nazionali l’immagine della sua figura e delle sue ricerche. È il caso degli anonimi e volontari estensori di Wikipedia, l’enciclopedia gratuita costruita dagli internauti, che per le sue stesse forme di redazione e di consumo riflette il senso comune dei diversi ambiti nazionali.

Bastano le prime righe della voce dedicata a Bourdieu nelle principali lingue europee per mettere a fuoco i diversi volti della sua impresa intellettuale: ai parlanti in lingua inglese è presentato come un innovatore del metodo della sociologia, per i suoi connazionali è soprattutto l’intellettuale engagé, per gli intellettuali tedeschi una figura rilevante del dibattito filosofico.

Ognuna delle differenti prospettive testimonia della ricchezza e dell’importanza dell’opera del sociologo francese, ma non forse sufficientemente della sua principale ambizione: costruire una teoria dell’agire sociale che spieghi i meccanismi del comportamento umano in ogni settore della società.

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  «Non sono le necessità della riproduzione biologica a determinare l’organizzazione simbolica della divisione sociale del lavoro, e successivamente, di tutto l’ordine naturale e sociale; è piuttosto una costruzione arbitraria del biologico, e in particolare del corpo, maschile e femminile, dei suoi usi e delle sue funzioni, soprattutto nella riproduzione biologica, a offrire un fondamento in apparenza naturale alla visione androcentrica della divisione del lavoro sessuale e della divisione sessuale del lavoro, quindi di tutto il cosmo».

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile.

 

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