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Sara Sullam - Tra i generi. Virginia Woolf e il romanzo

[ Mimesis, Milano-Udine 2016 ]

Negli ultimi vent’anni l’immagine che abbiamo di Virginia Woolf è cambiata. Dagli studi di Gillian Beer fino a quelli di Melba Cuddy-Keane e Alice Wood, la storiografia letteraria ha mostrato come Woolf non fosse una scrittrice isolata ed elitaria, devota alla letteratura e interessata principalmente al racconto della vita privata o dell’interiorità. Al contrario, Woolf non solo seguiva, ma ha preso parte ai dibattiti che animavano la sfera pubblica in lingua inglese nei primi decenni del Novecento. E lo ha fatto sia come autrice di narrativa, sia come giornalista e saggista. Ed è proprio questo uno degli aspetti su cui insiste la monografia Tra i generi. Virginia Woolf e il romanzo di Sara Sullam, che s’inserisce così all’interno di questa tradizione storiografica.

Tra i generi è diviso in capitoli che seguono cronologicamente la biografia intellettuale e la produzione saggistica e narrativa di Woolf, a partire dai primi saggi pubblicati a inizio Novecento e dall’esordio narrativo con The Voyage Out (1915), fino ai testi degli anni Trenta che risultano dalla riflessione di Woolf sulla condizione delle donne nell’Inghilterra imperiale fra le due guerre mondiali: il saggio Three Guineas (1938) e i romanzi The Years (1937) e Between the Acts (uscito postumo nel 1941). Alternando analisi interne dei testi di Woolf alla ricostruzione del contesto, Sullam ci restituisce la figura di una scrittrice e intellettuale pubblica, che non si dedica solo alla scrittura creativa, ma interviene regolarmente su periodici inglesi e americani, dal «Times Literary Supplement» al «New York Herald Tribune», mentre è impegnata anche sul piano editoriale, come curatrice delle proprie opere e cofondatrice della Hogarth Press, che grazie a lei diviene una delle case editrici più importanti del modernismo inglese. Ed è anzitutto per ricostruire come Woolf intende, pratica e promuove la produzione e il consumo di letteratura che Sullam si concentra sul genere, che è il medium fondamentale del rapporto fra chi scrive e chi legge letteratura e quindi uno strumento interpretativo e storiografico indispensabile (pp. 12-13). Ma che cosa intende Sullam con il termine genere?

Anzitutto intende il concetto di genere letterario (genre). Una delle tre idee che attraversano lo studio di Sullam è che per capire l’opera di Woolf sia fondamentale seguirne la sperimentazione con il romanzo e la riflessione saggistica che l’accompagna. Come rende chiaro il titolo, Woolf è una scrittrice che si muove tra generi diversi. Il titolo del libro di Sullam gioca però anche su un’anfibologia, che deriva dall’omonimia fra il concetto di genere letterario (genre) e quello di genere (gender) come identità sociale (pp. 18-21). Grazie a questo calembour Sullam attira l’attenzione su un rapporto genealogico. La seconda idea su cui si basa Tra i generi è che ci sia una simmetria tra i rapporti fra i generi letterari e quelli fra i generi sociali: a motivare Woolf a scegliere il romanzo come genere privilegiato in cui esprimersi è il fatto che nell’Inghilterra di inizio Novecento la poesia, che è il genere letterario più prestigioso sul piano estetico, è dominio del genere maschile. E sarà proprio grazie ad autrici come Woolf che il romanzo diventerà una forma alta, che può sfidare la poesia anche sul piano del valore estetico. Ma la scelta del romanzo da parte di Woolf non ha solo una spiegazione esterna di tipo sociologico. Secondo Sullam, Woolf sceglie il romanzo anche per ragioni interne alla storia e alla forma di questo genere. Sul piano storico, il romanzo permette a Woolf di rivendicare una tradizione letteraria che ha al centro anche delle scrittrici. Sul piano formale, l’uso insistito dello stile indiretto libero le permette di raccontare storie dal punto di vista di personaggi femminili. Woolf affida così al romanzo il compito di dare una voce alle donne: ed è questa la terza idea centrale del libro di Sullam, che riesce a ricostruire l’eredità culturale lasciataci della scrittura di Woolf inserendola nel suo contesto storico.

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  «Non sono le necessità della riproduzione biologica a determinare l’organizzazione simbolica della divisione sociale del lavoro, e successivamente, di tutto l’ordine naturale e sociale; è piuttosto una costruzione arbitraria del biologico, e in particolare del corpo, maschile e femminile, dei suoi usi e delle sue funzioni, soprattutto nella riproduzione biologica, a offrire un fondamento in apparenza naturale alla visione androcentrica della divisione del lavoro sessuale e della divisione sessuale del lavoro, quindi di tutto il cosmo».

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile.

 

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