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«Se ci sono uomini che odiano le donne, ebbene ci sono uomini che le odiano di più»: sulla Scuola cattolica di Edoardo Albinati

Ho sempre provato a immaginare lo stupore delle due ragazze, quando, di colpo, quei loro nuovi amici così educati hanno cambiato tono di voce e luce negli occhi.1

1. «Ragionamenti, ragionamenti, ragionamenti… a cosa servono?» (SC. p. 524)

La scuola cattolica non racconta, se non parzialmente, l’esperienza vissuta dall’autore in una scuola cattolica, privata e all’epoca esclusivamente maschile – l’Istituto San Leone Magno, a Roma –, né quella di alcuni suoi ex compagni (Arbus, Rummo, Jervi, Lodoli etc.) o ex insegnanti (fratel Barnaba, Mr. Golgota, Cosmo, padre Massenzio etc.), e non parla, se non a tratti e brevemente, del delitto del Circeo. È un romanzo privo di una storia principale e di un personaggio protagonista. Si regge quasi interamente sulle idee, i discorsi e le riflessioni dell’autore ed è un buon romanzo, a mio avviso, perché retto da idee, discorsi e riflessioni interessanti. Il ragionamento è il più potente e il più marcato principio costruttivo del libro e investe tutto ciò di cui si parla, dai banchi di scuola all’omicidio. Se la commistione di saggismo e invenzione non è una novità – essa caratterizza molta narrativa contemporanea (a partire da alcuni precedenti romanzi di Albinati)2 e molta letteratura novecentesca (per lo più modernista)3 – lo spazio che Albinati concede qui alle proprie riflessioni, oltre che…

allegoria76

  «Non sono le necessità della riproduzione biologica a determinare l’organizzazione simbolica della divisione sociale del lavoro, e successivamente, di tutto l’ordine naturale e sociale; è piuttosto una costruzione arbitraria del biologico, e in particolare del corpo, maschile e femminile, dei suoi usi e delle sue funzioni, soprattutto nella riproduzione biologica, a offrire un fondamento in apparenza naturale alla visione androcentrica della divisione del lavoro sessuale e della divisione sessuale del lavoro, quindi di tutto il cosmo».

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile.

 

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