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Com’è possibile che un sopravvissuto sia grasso? Lettura di "Una lapide in via Mazzini" di Giorgio Bassani

È grasso, enormemente grasso ma come è possibile che un sopravvissuto a Buchenwald lo sia? Così si interrogano i cittadini di Ferrara non appena Geo Josz ritorna inaspettatamente Dentro le mura. Le mie domande in questo saggio fanno eco a quelle dei ferraresi, tutti ossessionati dalla mole di Geo, anche se proverò qui a indicare una prospettiva alternativa rispetto alle maligne e riduttive insinuazioni che il narratore mette loro in bocca. Così mi chiedo: è davvero tanto inusuale scorgere un eccesso inquietante nella privazione? E se l’anomala carne di Geo ci suggerisse invece qualcosa sulla sua sopravvivenza? Non potrebbe forse, questo eccesso di carne, essere un’allegoria del sopravvissuto – inteso come un surplus pericoloso che tenta di riappropriarsi del suo posto nel mondo che trova ora invaso da altri? E infine: esiste un rapporto, e se di che tipo, tra l’improvviso dimagrimento di Geo e il suo ruolo di testimone che si delinea man mano che il racconto avanza?

He is fat, enormously fat but how is this possible for a survivor from Buchenwald? This is the question raised by the city of Ferrara as soon as Geo Josz returns unexpectedly Dentro le mura (the title of the collection which includes the story Una lapide in via Mazzini about Josz). My questions in this essay echo those of the citizens of Ferrara, who are obsessed with Josz’s fatness, but I will try to provide an alternative perspective to their vicious, reductive inquiries. I will thus ask: Is it really so unusual to find an uncanny excess in deprivation? What does Geo’s anomalous flesh tell us about his survival? Could this excess of flesh be an allegory of the survivor, who can be seen as a dangerous supplement struggling to get back his place in the world that he now finds occupied by another? And finally: what is the correlation, if any, between Geo’s sudden weight-loss and his role as witness as the story progresses?

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  Come i giochi del bambino, la letteratura apre uno spazio immaginario fondato sulla sospensione o neutralizzazione della differenza tra vero e falso, uno spazio in cui vige il diritto di rispondere al piacere dell’immaginario. L’apertura stessa di un tale spazio costituisce una formazione di compromesso tra le istanze opposte del reale e dell’irreale. Questa ipotesi sulla letteratura in generale vale doppiamente per la letteratura con temi soprannaturali, un ambito che abbiamo già definito due volte immaginario.

Francesco Orlando.

 

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