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Sorelle e sorellanza nella letteratura e nelle arti

[ a cura di C. Cao e M. Guglielmi, Franco Cesati Editore, Firenze 2017 ]

Il volume, nato nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dalla Regione Sardegna, delinea «da Sofocle a Elena Ferrante» (p. 11) una ricca panoramica di case studies affiancando alla metodologia critico-letteraria contributi di area psicoanalitica, sociologica, culturalista e storico-artistica. Molteplici i motivi di interesse che da tale impostazione discendono, a partire dall’obiettivo, enunciato nell’Introduzione, di rendere conto della svolta impressa al dibattito da studiose e attiviste femministe che, sin dall’antologia Sisterhood is Powerful (1970), hanno trasposto il significato letterale della sorellanza come consanguineità familiare in un’idea di sorellanza come pratica comunitaria «amicale, professionale, artistica, politica» (p. 27) fra donne. La duplicità del significato della sorella è in realtà antica, presente anche in Dante, come mostra Ortu, ma è evidente la diversa dimensione militante degli ultimi decenni, che il volume vuole restituire riservando a ciascun ramo del tema una specifica sezione.

La prima parte, Sorelle, risponde a un altro obiettivo dichiarato: recuperare le «ambivalenze» legate a una visione della sorellanza come «particolare categoria di doppio» (pp. 12-13). In questa direzione, è compito dei contributi di apertura di Fornaro e Bruzzone introdurre le due tipologie sororali archetipiche per eccellenza: la sorellanza conflittuale, riconducibile al rapporto di Antigone e Ismene, e la sorellanza solidale, che fa perno sulla relazione di Didone e Anna soror. Alla luce di questi due modelli ha preso vita una millenaria rete di costanti e varianti che ha spesso declinato la sororità in un’affettività lacerata, come si vede in Atonement di Ian Mc Ewan e L’autre fille di Annie Ernaux, presi in esame da Cao e Vassarri, ma anche nell’opera di Grazia Deledda, analizzata da Caocci. In questo orizzonte trova posto la variante della sorellastra -– esemplare in Cenerentola, come mostra Wozniac –, nella quale si riconoscono anche risvolti psicoanalitici legati alla relazione verticale con la madre, indagati da Sassone.

La seconda sezione del libro, Sorellanza, è più decisamente gender oriented, mirando a ripercorrere le modalità e le coordinate storiche in cui la relazione solidale fra sorelle si è espressa in termini sociali e culturali più ampi, innanzitutto in quella che potrebbe descrivere come una sorta di “genea-logia sororale”, data dalla circolazione comunitaria e consapevole di saperi femminili: dalle relazioni di carattere encomiastico delle poetesse italiane del Cinquecento studiate da Farnetti all’incidenza delle donne nel sistema editoriale inglese dell’inizio del secolo XIX, oggetto del saggio di Saglia, sino alle utopie inglesi e nordamericane di fine Ottocento trattate da Federici. Quest’ultimo caso costituisce una mise en abyme e al contempo un’anticipazione della differenza femminile, destinata nella Seconda Ondata del femminismo a prendere le sembianze dell’autocoscienza e della cura, poste a confronto da Vacchelli con la scrittura collettiva, l’embodiment come interazione di mente e corpo e l’intersezionalità come convivenza di diverse identità sociali in una stessa soggettività. Un’altra linea tematica riguarda poi le pratiche creative della sisterhood: se Campus ha indagato performance e installazioni di artiste chiave degli ultimi cinquanta anni, da Judy Chicago a Marina Abramovic´, Lucamante e Guglielmi hanno invece preso in esame il versante letterario, concentrandosi sul post-femminismo di Elena Ferrante e sulla connessione di spazialità, femminile e sorellanza in Valeria Parrella e Francesca Comencini.

Queste sono solo alcune delle linee tematiche di un volume dalla tessitura in realtà molto fitta e suggestiva che, sebbene si muova in un orizzonte più accademico che militante, mette in campo una passione intellettuale di cui non si può che sottolineare la necessità in un momento di sconfortante riflusso ideologico come quello in corso. 

allegoria79

I sommersi e i salvati è stato a lungo considerato il libro-testamento di Primo Levi. Ibrido di saggistica e narrativa, uscito meno di un anno prima del suicidio del suo autore, è un testo molto citato, spesso in relazione a Se questo è un uomo; meno numerosi sono i casi in cui viene studiato autonomamente. È giunto il momento di rilanciare un’interpretazione complessiva di uno dei libri più importanti del secondo Novecento italiano.

 

Teoria e critica

Il libro in questione

Canone contemporaneo

Tremila battute