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Simone Giusti, Tradurre le opere, leggere le traduzioni

[ Loescher, Torino 2018 ]

Se sulla traduzione letteraria resta ancora qualcosa di necessario da dire Simone Giusti lo fa nel suo agile volume Tradurre i testi, leggere le traduzioni. Il testo, che si rivolge prevalentemente ai docenti di scuola secondaria superiore e università, articola nei suoi tre capitoli una riflessione sulla posizione della letteratura tradotta nella fruizione delle opere letterarie, che ha il merito di superare il livello teorico-critico del dibattito per estendersi al nesso tra traduzione e pratiche reali di insegnamento-apprendimento della letteratura in aula. Alla base del lavoro, afferma l’autore nella Premessa, giace un’esigenza che è primariamente politica: «In questo momento storico in cui sembra crescere la disaffezione verso il progetto dell’Unione Europea, e in cui, mentre si sta diffondendo una rinnovata forma di razzismo di matrice nazionalista, continua il processo di omologazione linguistica e culturale, sento il bisogno di mettere sotto gli occhi degli insegnanti la natura ibrida, meticcia, dell’esperienza letteraria, intesa – come ci insegnano le traduttrici e i traduttori – come un incessante processo di lettura e di riscrittura, basato sulla negoziazione dei significati e quindi sulla fiducia nelle possibilità di reciproca comprensione degli esseri umani» (p. 13). Ne scaturisce un saggio che, con calviniana leggerezza, accompagna il lettore alla (ri)scoperta del valore della traduzione intesa, con Berman, come «prova dell’estraneo» e spazio letterario di «critica produttiva». Corredato da una ricca rete di riferimenti bibliografici e sostenuto da microsaggi di analisi traduttiva su autori classici e contemporanei, il primo capitolo fa interagire estetica della ricezione, poetica cognitiva e text world theory per riaffermare il ruolo centrale della traduzione letteraria come fertile terreno di «incontri poietici» (Buffoni) tra scrittori-traduttori, luogo privilegiato di esperienza e ampliamento di una coscienza estetica. La figura del traduttore-mediatore e il concetto di traduzione come «allargamento nel campo dell’esperienza» sono al centro del secondo capitolo, che propone un’agile disamina della traduzione come genere letterario dell’ospitalità linguistica e culturale. Ne emerge l’importanza del commento come strumento di lavoro didattico che può e deve tornare centrale nella classe di letteratura, portatore di un valore politico e pedagogico di mediazione a rischio di svalutazione nella selva dei commenti 2.0 oggi disponibili in rete. Quali strumenti esistono per il docente di lingue e letterature italiana e straniera per una didattica della riscrittura e dell’ospitalità? Il terzo capitolo, più direttamente rivolto agli insegnanti, affronta con forza la questione della traduzione interlinguistica, intralinguistica ed intersemiotica come momento forte di una didattica e pedagogia della riscrittura, affermando con coraggio l’utilità di riportare al centro dello studio della lingua e della letteratura attività didattiche “traduttive” – oltre alla traduzione stessa, versioni, parafrasi, imitazioni, riscritture – spesso stigmatizzate e relegate negli ultimi decenni al ruolo di mero esercizio tecnico e tuttavia potenti mezzi didattici per una profonda «presa di possesso» del testo e per lo sviluppo di una consapevole capacità di espressione culturale. Le ultime pagine del volume sono, in quest’ottica, preziose per il docente che si confronta con la logica europea delle competenze. Mediante il raffronto puntuale tra documenti europei, Indicazioni nazionali e Profilo delle competenze, Giusti dimostra come il concetto europeo di «consapevolezza ed espressione culturale» soffra, nella ricezione italiana, di una visione parziale che tende a separare momento creativo e consapevolezza dei processi culturali a favore di una fruizione per lo più passiva del patrimonio culturale stesso. Di qui l’ulteriore significato strategico di una didattica che restituisca senso, valore e visibilità alla traduzione come pratica interculturale possibile, spazio letterario di consapevolezza metacognitiva e mediazione culturale.

allegoria79

I sommersi e i salvati è stato a lungo considerato il libro-testamento di Primo Levi. Ibrido di saggistica e narrativa, uscito meno di un anno prima del suicidio del suo autore, è un testo molto citato, spesso in relazione a Se questo è un uomo; meno numerosi sono i casi in cui viene studiato autonomamente. È giunto il momento di rilanciare un’interpretazione complessiva di uno dei libri più importanti del secondo Novecento italiano.

 

Teoria e critica

Il libro in questione

Canone contemporaneo

Tremila battute