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Pierluigi Pellini, Mutazione coatta? Storicizzare la letteratura contemporanea

È un topos critico, e spesso un’excusatio non petita di chi studia quel che i francesi chiamano l’extrême contemporain: storicizzare il presente è impossibile; inevitabile la presbiopia di chi vede la singolarità contingente vicina (per affinità di poetica, o perfino di gruppo) e perde il senso di un insieme i cui contorni risultano inevitabilmente sfocati.

Le storie della letteratura contemporanea oscillano fra la prudenza catalogica di chi registra una varietà inclassificabile e l’azzardo militante di chi dà fiducia a una scelta di campo. Rarissimi, e benvenuti, i tentativi di coniugare l’oggettività della ricerca scientifica e il coraggio della tesi storiografica. Per questo merita di essere discusso distesamente un libro per molti versi strano e straordinario: quello che Gianluigi Simonetti dedica (così recita il sottotitolo) a Narrativa e poesia nell’Italia contemporanea. Il titolo è La letteratura circostante, ed è uscito nel marzo 2018 per il Mulino.

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allegoria80

Solo la letteratura poteva mettere a nudo il gioco della trasgressione della legge – senza la quale la legge non avrebbe fine – indipendentemente da un ordine da creare. La letteratura non si può assumere il compito di dare ordine alla necessità collettiva. Non le conviene concludere: «quello che ho detto ci impegna al rispetto fondamentale delle leggi della città»; oppure, come fa il cristianesimo: «quello che ho detto (la tragedia del Vangelo) ci impegna nella via del Bene» (cioè, di fatto, della ragione). La letteratura è anche, come la trasgressione della legge morale, un pericolo. 

Essendo inorganica, è irresponsabile. Niente poggia su di essa. Può dire tutto.

Georges Bataille, La letteratura e il male 

 

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