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Francesco Diaco, «Un luogo centrale della mente»: Manzoni negli scritti critici di Fortini

L’articolo indaga per la prima volta in modo sistematico i numerosi interventi che Fortini ha dedicato, dal ’41 fino al ’93, all’opera di Manzoni, mettendone in luce i temi principali e le questioni metodologiche più interessanti (date dal connubio tra ricostruzione storico-ideologica e strumenti psicoanalitici, tra critica stilistica e sensibilità postcolonial). Si ripercorre anche il rilevantissimo materiale tuttora inedito, conservato presso l’archivio di Siena. Ne emerge un Manzoni inquieto e contraddittorio, lacerato tra storia e antistoria, morale cattolica e impegno politico, reazione e rivoluzione, inconscio e superego; un autore pessimista, problematico e moderno almeno quanto Leopardi, suo segreto interlocutore. L’intervento, inoltre, mette in dialogo Fortini con alcuni dei più importanti interpreti di Manzoni, siano essi studiosi (da Bollati a Cases, da Garboli a Jameson e Raimondi) oppure scrittori e poeti (da Calvino e Sciascia, Gadda e Moravia, fino a Luzi, Giudici e Zanzotto).

This article analyzes, for the first time in a systematic way, the many essays that Fortini dedicates to Alessandro Manzoni, from 1941 to 1993, pointing out the main themes and the most interesting methodological questions that emerge in his combination of historical and ideological reconstruction and psychoanalysis, stylistics and postcolonial studies. Particular attention is paid to the very rich, unpublished materials preserved in the Archive in Siena. Fortini’s Manzoni is restless and contradictory, torn between history and anti-history, Catholic morality and political engagement, reaction and revolution, the unconscious and the superego; like Leopardi – his secret interlocutor – he is pessimistic, problematic, and modern. Additionally, the article shows how Fortini engages with some of Manzoni’s most important readers – critics (Bollati, Cases, Garboli, Jameson, and Raimondi) as well as writers (Calvino, Sciascia, Gadda, Moravia, Luzi, Giudici, and Zanzotto).

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Solo la letteratura poteva mettere a nudo il gioco della trasgressione della legge – senza la quale la legge non avrebbe fine – indipendentemente da un ordine da creare. La letteratura non si può assumere il compito di dare ordine alla necessità collettiva. Non le conviene concludere: «quello che ho detto ci impegna al rispetto fondamentale delle leggi della città»; oppure, come fa il cristianesimo: «quello che ho detto (la tragedia del Vangelo) ci impegna nella via del Bene» (cioè, di fatto, della ragione). La letteratura è anche, come la trasgressione della legge morale, un pericolo. 

Essendo inorganica, è irresponsabile. Niente poggia su di essa. Può dire tutto.

Georges Bataille, La letteratura e il male 

 

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