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Pietro Montani, Storie che rifigurano il mondo. Rileggendo Tempo e racconto di Paul Ricoeur

L’esperienza umana ha una natura essenzialmente temporale, ma il tempo diventa tempo umano solo quando viene raccontato. Questa la tesi radicale con cui si apre Tempo e racconto di Paul Ricœur. Le motivazioni filo- sofiche e antropologiche di questa tesi poggiano su due assunzioni complementari. Da un lato, una lettura innovativa del “realismo” che già Kant aveva attribuito all’immaginazione. Dall’altro un’altrettanto inedita valorizzazione della Mimesis (nel senso aristotelico) in quanto processo capace di “rifigurare” il mondo della prassi umana. Il libro di Ricœur, riletto a quasi 40 anni di distanza, mostra intatta la sua capacità di dialogare produtti- vamente non solo con i più classici temi della teoria letteraria ma anche con molti nuovi approcci alla questio- ne del racconto (archeologia cognitiva, neuroscienze) indicando loro orientamenti di grande utilità per precisa- re la pertinenza delle rispettive metodologie.

The nature of human experience is essentially temporal, but time becomes human time only when it is narratively organized. This is the radical thesis with which Time and Narrative by Paul Ricœur opens. The philosophical and anthropological motivations of this thesis are grounded in two complementary statements. On the one hand, an innovative interpretation of the “realism” that Kant had already attributed to the imagination. On the other hand, an equally unprecedented enhancement of Mimesis (in the Aristotelian sense) as a process capable of “redescribing” the world of human praxis. Ricœur’s book, reread at almost 40 years later, shows intact its capacity to dialogue productively not only with the most classic themes of literary theory but also with many new approaches to the question of narrative (cognitive archeology, neuroscience) by indicating orientations very useful to specify the pertinence of the respective methodologies.

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allegoria80

Solo la letteratura poteva mettere a nudo il gioco della trasgressione della legge – senza la quale la legge non avrebbe fine – indipendentemente da un ordine da creare. La letteratura non si può assumere il compito di dare ordine alla necessità collettiva. Non le conviene concludere: «quello che ho detto ci impegna al rispetto fondamentale delle leggi della città»; oppure, come fa il cristianesimo: «quello che ho detto (la tragedia del Vangelo) ci impegna nella via del Bene» (cioè, di fatto, della ragione). La letteratura è anche, come la trasgressione della legge morale, un pericolo. 

Essendo inorganica, è irresponsabile. Niente poggia su di essa. Può dire tutto.

Georges Bataille, La letteratura e il male 

 

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