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Roberto Talamo, La «grande narratologia» di Temps et récit

Per diventare un “classico” nel proprio campo di ricerca, un libro deve superare la primaria intenzione dell’autore e parlare a nuovi lettori e nuovi problemi. Temps et récit di Ricœur è un punto di riferimento imprescindibile nella definizione storica del concetto di “identità narrativa”, ma parla anche ai nostri tempi come monito a non identificare il con la mente. A dispetto delle tendenza della teoria letteraria contemporanea ad un ritor-no alla spiegazione (neuroestetica, distant reading), nel lavoro del filosofo francese troviamo il progetto di una “grande narratologia” in cui spiegare di più vuol dire comprendere meglio.

To become a “classic” in its research field, a book must surpass the primary intention of the author, speaking to new lectors and new problems. Ricœur’s Temps et récit is an inescapable benchmark in the historical definition of a “narrative identity”, but also speaks to our times as an admonishment not to identify the self and the mind. Despite the tendency of contemporary literary theory to a return to explanation (neuroesthetics, distant reading), in the work of the French philosopher we found the project of a “big narratology” in which more explanation means understanding better.

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Solo la letteratura poteva mettere a nudo il gioco della trasgressione della legge – senza la quale la legge non avrebbe fine – indipendentemente da un ordine da creare. La letteratura non si può assumere il compito di dare ordine alla necessità collettiva. Non le conviene concludere: «quello che ho detto ci impegna al rispetto fondamentale delle leggi della città»; oppure, come fa il cristianesimo: «quello che ho detto (la tragedia del Vangelo) ci impegna nella via del Bene» (cioè, di fatto, della ragione). La letteratura è anche, come la trasgressione della legge morale, un pericolo. 

Essendo inorganica, è irresponsabile. Niente poggia su di essa. Può dire tutto.

Georges Bataille, La letteratura e il male 

 

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