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Martina Piperno, Carlo Levi e Carlo Cattaneo: appunti per un confronto “a distanza”

La Scienza nuova di Vico sembra conoscere fasi di particolare rilevanza in occasione di (o immediatamente dopo, o per dar ragione di) eventi di cri- si, frattura, caos, rivoluzione, violenza, restaurazione. Il suo linguaggio poetico, a tratti difficile, capace di immergersi completamente nella stessa “oscurità” che esamina, e allo stesso tempo sempre in cerca di regole, logiche, ritorni, coincidenze, spiegazioni, non solo ha contribuito a spiegare ai suoi lettori post-rivoluzionari le origini del fallimento degli eventi successivi al 1789, ma ha anche fornito gli strumenti teorici per canalizzare la conseguente frustrazione. Esempi ci sono dati in Foscolo, Cuoco, Cousin, Michelet, Cattaneo, autori che si sono serviti della strumentazione teorica di Vico per concettualizzare la propria epoca come un “nuovo inizio”.1 Ma anche nel Novecento si danno casi di intellettuali che hanno fatto ricorso a Vico a seguito di eventi traumatici, in particolar modo bellici: Erich Auerbach si rivolge alla Scienza nuova dopo il suo ritorno dal fronte della prima guerra mondiale, Mario Fubini lo sceglierà come oggetto per delle lezioni in un campo militare nel 1944, Carlo Levi se ne ricorderà scrivendo Paura della libertà, nel pieno di una crisi personale e di civiltà.

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Se l’uomo è l’aristotelico animale sociale, dovremmo aggiungere che è un animale che traduce. Fa sottotitoli a un film perché chi non conosce la lingua che vi si parla possa ascoltarla e capirla. Vende un frigorifero accompagnato da istruzioni in dieci lingue perché chi lo compra possa usarlo bene. Mette accanto a chi fa un viaggio ufficiale all’estero chi possa mediare fra due lingue e fra due mondi. Mette accanto a una poesia un’altra poesia: nella lingua in cui è stata scritta la prima volta, e in quella in cui viene riscritta, costruendo un ponte fragile ma indispensabile. 

(Pietro Cataldi) 

 

Teoria e critica

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Il Presente

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