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Jacopo Turini, Attraversamenti e scavi. Le traduzioni italiane di Seamus Heaney antecedenti al premio Nobel

  • La fortuna italiana di Seamus Heaney non è da imputare unicamente al premio Nobel per la letteratura del 1995. Le prime traduzioni iniziano a circolare a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, un periodo in cui parte della poesia italiana reagisce a una nuova situazione storico-culturale, recuperando, progressivamente, una chiara vocazione civile. Tra alcune di queste raccolte e parte della poesia di Heaney sembra essersi instau- rato un rapporto dialettico, quanto meno nella presenza di una consonanza tematica. Il macro-tema dello scavo del terreno e del ritrovamento archeologico, che caratterizza le prime quattro raccolte del poeta irlandese, si è man mano assestato anche nella poesia italiana come perno di riflessione poetica e civile sulla memo- ria e sulla storia. Al fine di riconoscere questa presenza di Heaney nel campo poetico italiano, e di interrogarsi sui motivi e le ragioni di questo dialogo, il saggio ricostruisce i movimenti delle traduzioni precedenti al 1995 e di tutte le personalità coinvolte: editori e traduttori, intermediari e prefatori, autori-lettori.
  • The Italian success of Seamus Heaney is not only attributable to the 1995 Nobel Prize for Literature. The first translations began to circulate between the 1980s and the 1990s, a period in which part of Italian poetry reacted to a new historical and cultural situation, gradually recovering a clear civil vocation. Between some of these Italian poetry books and part of Heaney’s poetry a dialectical relationship seems established, at least because of a thematic consonance. The macro-theme of digging and the archaeological discovery, which characterizes the first four books of the Irish poet, has gradually settled in Italian poetry as a mark of poetic and civil reflection on memory and history. In order to recognize Heaney’s presence in the Italian poetic field, and in order to question the motives and reasons for this dialogue, the essay reconstructs the movements of the pre-1995 translations and of all the personalities involved: publishers and translators, intermediaries and authors-readers.

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Se l’uomo è l’aristotelico animale sociale, dovremmo aggiungere che è un animale che traduce. Fa sottotitoli a un film perché chi non conosce la lingua che vi si parla possa ascoltarla e capirla. Vende un frigorifero accompagnato da istruzioni in dieci lingue perché chi lo compra possa usarlo bene. Mette accanto a chi fa un viaggio ufficiale all’estero chi possa mediare fra due lingue e fra due mondi. Mette accanto a una poesia un’altra poesia: nella lingua in cui è stata scritta la prima volta, e in quella in cui viene riscritta, costruendo un ponte fragile ma indispensabile. 

(Pietro Cataldi) 

 

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