Informativa sull'utilizzo dei cookie

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Accetto

Vincent Andrés Estellés - La gioia della strada. Poesie scelte

[ a cura di V. Orazi, trad. It. Di G. Pelegi, J.D. Martínez, R. Tomás, G. Zirilli, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2016 ]

Vincent Andrés Estellés (1924-1993) è uno dei più significativi poeti contemporanei in lingua catalana, tradotto in tredici lingue ma finora non in italiano: una mancanza cui rimedia La gioia della strada, a cura di Veronica Orazi, con testo a fronte e traduzioni di Gianpiero Pelegi, Josep Dionís Martínez, Rafael Tomás e Giuseppe Zirilli.

Nutrito di slanci popolari, Estellés è anche un poeta profondamente colto e impegnato. Deve a lungo convivere con il franchismo, così che è sempre latente in lui l’angoscia di far parte di un’identità collocata ai margini. A ciò si aggiunge una coscienza sociale e umana che, nella sua abbondante produzione, mette in primo piano la raffigurazione della povertà, del sesso, della terra, del dolore, della morte; l’esperienza concreta degli umili e, allo stesso tempo, qualcosa della sua dimensione universale.

Un solo esempio: «No he desitjat mai cap cos com el teu. / Mai no he sentit un desig com aquest. / Mai no el podré satisfer – és ben cert. / Però no en puc desistir, oblidar-te. / És el desig de la teua nuesa. / És el desig del teu cos vora el meu. / Un fosc desig, vagament, de fer dany. / O bé el desig simplement impossible. / Torne al començ, ple de pena i de fúria: / no he desitjat mai cap cos com el teu. / L’odi, també; perquè és odi, també. / No vull seguir. A mamar, tots els versos!» («Non ho mai desiderato nessun corpo come il tuo. / Non ho mai provato un desiderio come questo. / Non potrò mai soddisfarlo – è vero. / Però non posso arrendermi, dimenticarti. / È il desiderio della tua nudità. / È il desiderio del tuo corpo accanto al mio. / Un cupo desiderio, vago, di far male. / O forse è un desiderio soltanto impossibile. / Torno all’inizio, pieno di pena e di furia: / non ho mai desiderato nessun corpo come il tuo. / Lo odio, anche; perché è odio, anche. / Non voglio continuare. A farsi fottere tutti i versi!»: pp. 52-53).

Il fatto che il poeta sia stato tanto prolifico (parliamo di un centinaio di raccolte, dalle quali in La gioia della strada quali vengono ricavati 57 testi) dà valore al lavoro di antologizzazione del libro curato da Veronica Orazi. Il paratesto che accompagna le traduzioni, imprescindibile per presentare un autore finora con poche possibilità di essere conosciuto in Italia, è umile e accessibile; assicura una divulgazione rapida degli aspetti principali pur sacrificando ulteriori possibilità di approfondimento. E tuttavia la profondità non è assente dal volume, e viene anche affidata all’esperienza della lettura dei versi, offerta anche come possibilità di confronto fra due lingue romanze prossime che creano ponti transitabili dalle pagine di sinistra a quelle di destra e viceversa. Le traduzioni non seguono sempre un criterio unico, e anche se a volte il valore di una traduzione non sta solo nella perfetta resa artistica, conta il significato culturale di una mediazione insostituibile; e compiuta in questo caso in modo affidabile. Infine, grazie a questa importante antologia, Vicent Andrés Estellés, il maggior modernizzatore della letteratura valenzana del Novecento, raggiunge anche in Italia la possibilità di occupare uno spazio nella mappa europea della poesia contemporanea.

Copertina 76

allegoria76

  «Non sono le necessità della riproduzione biologica a determinare l’organizzazione simbolica della divisione sociale del lavoro, e successivamente, di tutto l’ordine naturale e sociale; è piuttosto una costruzione arbitraria del biologico, e in particolare del corpo, maschile e femminile, dei suoi usi e delle sue funzioni, soprattutto nella riproduzione biologica, a offrire un fondamento in apparenza naturale alla visione androcentrica della divisione del lavoro sessuale e della divisione sessuale del lavoro, quindi di tutto il cosmo».

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile.

 

Teoria e critica

Canone contemporaneo

Il libro in questione

Il presente

Tremila battute