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Romano Luperini - "Gli anni" di Annie Ernaux

È tempo di autobiografismo, anche se spesso assai diverso da quello praticato perlopiù in passato. Il fatto è che il corpo, la sua storia nel mondo, la sua vita naturale e sociale, è l’unico bene certo che ci è rimasto, l’unica sicurezza, benché caduca, su cui possiamo contare, l’unica cosa salda di cui disponiamo nella incertezza e nella confusione in cui viviamo. In un mondo in cui tutto è mediato e sfuggente, si può cercare di orientarsi sulla base dell’esperienza concretamente vissuta. Altri mezzi, altri strumenti di conoscenza (ideologici, scientifici, filosofici, religiosi), sono diventati con il tempo improbabili.

Ciò non significa ricorso all’autobiografia tradizionale, anzi. Lo spazio fra autobiografia, romanzo autobiografico, autofiction è molto ampio e la letteratura contemporanea lo percorre in lungo e largo, ibridando generi diversi e persino mescolando biografia e autobiografismo (come fa il recente L’uomo del futuro di Eraldo Affinati).

Nei casi più interessanti, però, l’autobiografismo è un modo per parlare non tanto di un io empirico, quanto di un io storico, per parlare, insomma, di comportamenti e situazioni del mondo non sempre o non completamente riconducibili alla condizione soggettiva dell’autore ma...

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Copertina 76

allegoria76

  «Non sono le necessità della riproduzione biologica a determinare l’organizzazione simbolica della divisione sociale del lavoro, e successivamente, di tutto l’ordine naturale e sociale; è piuttosto una costruzione arbitraria del biologico, e in particolare del corpo, maschile e femminile, dei suoi usi e delle sue funzioni, soprattutto nella riproduzione biologica, a offrire un fondamento in apparenza naturale alla visione androcentrica della divisione del lavoro sessuale e della divisione sessuale del lavoro, quindi di tutto il cosmo».

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile.

 

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