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Pasolini, "L’abiura" e il “nuovo fascismo”. Rivoluzione passiva di Gramsci e stile indiretto libero attraverso "Il fiore" e "Salò"

Questo articolo propone lo studio della nozione di “soggettiva libera indiretta” nella tarda produzione cinematografica di Pier Paolo Pasolini. L’ipotesi della ricerca è che questo elemento stilistico presente nei suoi film costituisca uno degli aspetti centrali della sua poetica e coinvolga il suo lavoro semiotico, letterario e politico, come la riflessione sulla relazione linguistica tra la realtà, l’immagine cinematografica e il punto di vista delle classi subalterne. Verrà data particolare attenzione all’influenza del pensiero di Antonio Gramsci nell’elaborazione della soggettiva libera indiretta. Attraverso l’analisi di alcune sequenze da Il fiore delle Mille e una notte e Salò, o le 120 giornate di Sodoma, l’articolo mostrerà in che modo Pasolini si è servito della riflessione di Gramsci sulla nozione di “rivoluzione passiva” per interpretare le principali trasformazioni degli anni Settanta in Italia.

This article proposes the study of the notion of “free indirect subjective” in Pier Paolo Pasolini’s last cinematic production. The research hypothesis is that this stylistic element of his film is one of the main pillars of his poetics, and involves many crucial aspects of his semiotic, literary and political work, such as the reflection on linguistic relationship between reality, cinematic image and the point of view of those who belong to the subaltern classes. A particular space is also devoted to the influence of Antonio Gramsci’s thought on the elaboration of the free indirect subjective. Through the analysis of some sequences from Arabian Nights (1974) and Salò, or the 120 Days of Sodom, the article especially shows how Pasolini has used Gramsci’s reflection on the notion of “passive revolution” in order to interpret the main social transformations of the 70s in Italy.

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  «Non sono le necessità della riproduzione biologica a determinare l’organizzazione simbolica della divisione sociale del lavoro, e successivamente, di tutto l’ordine naturale e sociale; è piuttosto una costruzione arbitraria del biologico, e in particolare del corpo, maschile e femminile, dei suoi usi e delle sue funzioni, soprattutto nella riproduzione biologica, a offrire un fondamento in apparenza naturale alla visione androcentrica della divisione del lavoro sessuale e della divisione sessuale del lavoro, quindi di tutto il cosmo».

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile.

 

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