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Valerio Magrelli - "Disturbi del sistema binario"

[Einaudi, Torino 2006]

A distanza di pochi anni dalle prose del Condominio di carne (2003), Valerio Magrelli torna alla poesia con una nuova raccolta, Disturbi del sistema binario. Il libro contiene circa sessanta testi eterogenei, ma disposti secondo geometrie precise, come sempre accade nelle opere di Magrelli. Le poesie sono per la maggior parte introdotte da citazioni in esergo che strappano i testi alla dimensione domesticofamiliare nella quale nascono e li immettono in una riflessione di carattere collettivo che si sviluppa fra le righe del volume; la scrittura si fa schietta, disincantata, remissiva, fino ad esplodere in constatazioni pungenti che acquistano talvolta valore aforistico.

La raccolta contrappone coppie concettuali dialettiche (pubblico e privato, bene e male, guerra e pace, vita e morte) e indaga quei disturbi che si insinuano in questi meccanismi binari fino al punto di incepparli. Introdotta da una lirica proemiale programmatica dell’intero volume, la prima sezione prosegue districandosi fra storia, cronaca, politica, media e tecnologia, sempre sullo sfondo di un contesto domestico che, di fronte alle minacce provenienti dall’esterno, appare come una rete di sicurezza. La società descritta in queste pagine è corrotta, claudicante, primitiva come una «tribù».

La seconda parte del volume, La volontà buona, presenta uno scenario diverso; allo spazio pubblico che espone il soggetto lirico al contatto con i suoi simili e lo coinvolge nelle dinamiche collettive, subentra lo spazio tutto privato della casa, della memoria, dell’io. Il tema portante del capitolo è quello della paternità. Infanzia, maturità e vecchiaia della persona si intrecciano l’una con l’altra fino a restituire al soggetto l’identità perduta nell’omologazione sociale descritta, a suo tempo, nelle Didascalie per la lettura di un giornale (1999). L’appendice che chiude il libro, L’individuo anatra-lepre, dà voce ai disturbi che minano le prime due sezioni, insinuando in corso di lettura il dubbio di presenze altre in grado di minare la solidità dell’impianto ideologico della raccolta.

Cavalcando i temi dell’indifferenza e della deviazione, Magrelli prende spunto da un’immagine di ambigua lettura – quella dell’anatra-lepre, resa celebre da Wittgenstein – per spiegare come nel presente sia venuta meno qualsiasi contrapposizione di tipo binario. Procedendo verso l’epilogo della raccolta, il fuoco poetico si sposta da problemi di tipo percettivo a riflessioni di carattere etico, fino a culminare nel disturbo binario per eccellenza, ovvero il corto-circuito delle categorie assolute di bene e di male. La coscienza che il male può insinuarsi anche nelle sfere più protette e familiari dell’esistenza umana precipita il poeta in una sorta di età del ferro nella quale neanche la lingua sembra più assistere la poesia.

La constatazione amara che il linguaggio è corrotto sembra porre termine a quella riflessione sulla parola e sulla sua aderenza al mondo reale che dagli esordi di Ora serrata retinæ non era mai venuta meno in Magrelli, precludendo in tal modo ogni possibile sviluppo poetico. Neanche l’ossessiva presenza dell’autore sulla pagina riesce a scongiurare l’irreparabile e a rassicurare il lettore, di continuo esposto ad una poesia fin troppo schietta che non gli risparmia ansie e turbamenti. Quel che rimane è un desolante quanto realistico ritratto della società contemporanea, ormai votata all’individualismo e avviata verso l’imbarbarimento mediatico della parola.

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  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

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